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Capo v

Ordine naturale dell’idee umane

intorno ad un giusto universale.
      [55] Siccome, per gli anzidetti princípi, al diritto naturale delle
genti si asserisce una delle due piú importanti sue propietá,
che è l’immutabilitá; cosí, per gli stessi, si stabilisce l’altra,
che è l’universalitá, meditando che ’l progresso delle umane
idee dintorno al giusto naturale egli non può affatto intendersi
essere avvenuto altrimenti che, in uno stato di solitudine —
cioè nell’uomo solo, debole e bisognoso di Grozio, senza cura
ed aiuto altrui di Pufendorfio, — avesse egli incominciato dalla
piú connaturale necessitá, che unicamente, in tale stato, era
quella di compiere la sua spezie col congiugnersi con donna
che a lui fosse di compagnia, di cura ed aiuto — che fu un
diritto naturale monastico o solitario e, in conseguenza, so‐
vrano; — per lo qual diritto ciclopico, che Platone pure av‐
vertí di sfuggita nel Polifemo di Omero, gli uomini giustamente
prendessero a forza le donne vagabonde e a forza le tenessero
appo essoloro entro le spelonche. Dal qual tempo incominciò
a sbucciare il primo principio delle giuste guerre con le prime
giuste rapine, siccome quelle che si facevano per fondare il
genere umano gentilesco, che furono non meno giuste di quel
che sono le guerre che si fecero appresso per conservarlo:
talché quivi incomincia ad abbozzarsi quella che da Grozio si
appella «giustizia interna delle guerre», che è la vera e propia
giustizia dell’armi.       [56] Per sí fatte prime giuste rapine, i primi uomini acquistarono
una potestá ciclopica sopra le mogli, e quindi poi sopra i figliuoli,
quale appunto Omero fa narrare da Polifemo ad Ulisse, riser‐
bando il primiero costume della bestial comunione, nella quale
i parti seguono la condizione delle madri, non potendolo aver
cangiato in un tratto per venire al costume delle genti, tutto
opposto, che ci restò, che i figliuoli nati da nozze seguono la
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