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che a quella voce è attaccata: talché, in formare ogni orazione,
essi usano una certa sintesi geometrica, con la quale scorron
tutti gli elementi della lor lingua, raccolgono quelli che lor bi‐
sognano e a un tratto gli uniscono; onde ogni una lingua è una
gran scuola di far destre e spedite le menti umane. Apprendono
di piú i fanciulli delle nazioni mediocremente incivilite l’abito
di numerare, il cui atto è astrattissimo e tanto spirituale che
per una certa eccellenza è appellato «ragione»: talché Pitta‐
gora pose tutta l’essenza della mente umana ne’ numeri. Altro
esercizio d’un’altra spezie, pur come di geometria, è la lette‐
ratura ovvero la scuola di leggere e di scrivere, la quale, con
quelle sottili e delicate forme che si dicono «lettere», ingen‐
tilisce a meraviglia le fantasie de’ fanciulli, che, in leggere o
scrivere ogni parola, scorrono gli elementi dell’abicí, ne rac‐
colgono le lettere che lor bisognano e le compongono per leg‐
gerle o per iscriverle. E pure la letteratura è piú corpolenta
e piú stabile del vocabolario e i numeri sono piú astratti delle
lettere e de’ suoni: perché le lettere lascian vestigi d’impres‐
sioni fatte negli occhi, che è il senso piú acre ad apprendere
e ritenere; le voci sono aria che percuote gli orecchi, che si
dilegua; ma il numero pari o caffo, per esemplo, non tocca
senso veruno, in sua ragione di numero. Onde intendere ap‐
pena si può, affatto immaginar non si può, come dovessero
pensare i primi uomini delle schiatte empie in tale stato, che
non avevano giá innanzi udita mai voce umana, e quanto
grossolanamente gli formassero e con quanta sconcezza unis‐
sero i loro pensieri. De’ quali non si può fare niuna compa‐
razione, nonché coi nostri idioti e villani che non san di let‐
tere, ma co’ piú barbari abitatori delle terre vicine a’ poli e ne’
diserti dell’Affrica e dell’America (de’ quali i viaggiatori pur ci
narran costumi cotanto esorbitanti dalle nostre ingentilite na‐
ture che fanci orrore), perché costoro pur nascono in mezzo a
lingue, quantunque barbare, e sapran qualche cosa di conti e
di ragione.       [43] Per le quali tutte aspre incertezze e quasi disperate diffi‐
cultá di sí fatto divisamento, nulla sappiendo né da quali primi
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