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le oppinioni dintorno all’etá che Omero visse sono cotanto tra
loro varianti, che ’l divario si calcola di quattrocensessanta
anni da quelli che ’l pongono a’ tempi di essa guerra troiana
agli piú opposti, che verrebbono a porlo ne’ tempi di Numa. Le
quali cose massime ignorate di esso famosissimo Omero ci
dánno molto da compassionare la vana diligenza de’ critici,
cosí minuta ove determinano nonché allo ’ngrosso i paesi ma
i sassi e le fontane, nonché i secoli e gli anni ma i mesi e i
giorni, dove e quando avvennero le anco menome cose dell’ul‐
tima oscurissima antichitá. La terza pruova è una testimonianza
di Tucidide, primo storico della Grecia veritiero e grave, il
quale, nello incominciare della sua storia, ci attesta che i greci
del suo tempo fino all’etá de’ loro padri nulla seppero delle
antichitá loro propie. E questo, al tempo della Grecia, ne’ due
suoi imperi di Sparta e di Atene, piú luminoso, che è quello
della guerra peloponnesiaca, di cui fu contemporaneo scrittore
Tucidide: che sono da venti anni innanzi della legge delle XII
Tavole data ai romani. Or quanto egli resta ad intendere che in‐
fino a tai tempi essi nulla o poco sapessero delle cose straniere?       [35] Certamente le prime nazioni dovettero lungo tempo ritener
molto della loro selvaggia origine e, ’n conseguenza, essere
avvezze di non uscire da’ lor confini se non provocate da in‐
giurie e premute da’ torti. Appruova cotal natura la cagione della
guerra tarantina: perché que’ di Taranto oltraggiarono le navi
romane sull’approdare che facevano al loro lido, e gli amba‐
sciatori altresí, credendogli forse corsali, e se ne scusavano di‐
cendo, con Floro, che «qui essent aut unde venirent ignorabant».
E ciò, dentro un brieve continente d’Italia quanto è da Taranto
a Roma, nella quale pur i romani avevano giá un potente im‐
perio in terra e scorrevano con flotte tutto il mar Tirreno e
giá battevano l’Adriatico! Ma, assai piú che un solo popolo, ci
confermano tale loro antichissimo costume esse intiere nazioni,
come le Spagne, le quali né il feroce incendio di Sagunto,
il quale fece di molto sudare Annibale, né la lunga eroica
difesa di Numanzia, che aveva giá costernato i romani, seppero
destarle a unirglisi in lega contro; talché diedero poi luogo a’
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