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autori uomini che furono autori dell’umanitá delle loro na‐
zioni. Oltre i molti e gravi dubbi che se ne son fatti altrove,
e, infra gli altri, quello della grande difficultá e del lungo
tempo che si durò e vi corse tra le nazioni di giá fondate a for‐
marsi le lingue articolate, come si vedrá in questo libro, non
può intendersi che una favella spieghi cose astratte per termini
pur astratti, senonsé ella sia di nazione nella quale molto e
lungo tempo sieno versati filosofi. Lo ci appruova la lingua
latina, la quale, perché assai tardi udí ragionare le greche filo‐
sofie, ella è affatto povera e poco meno che infelice nello
spiegarsi intorno alle scienze. Donde grave argomento ci si
porge che Mosé non fece niun uso della sapienza riposta de’
sacerdoti di Egitto, perché tesse la sua storia tutta con parlari
che hanno molto di conformitá con quelli di Omero, che, posto
da noi ne’ tempi di Numa, venne circa ottocento anni dopo, e
spesso li vince nella sublimitá dell’espressione; ma, nello stesso
tempo, nasconde sensi che nella sublimitá dell’intendimento
vincono ogni metafisica, come quel motto con cui Iddio si de‐
scrive a Mosé: «Sum qui sum», nel quale Dionisio Longino,
principe de’ critici, ammira tutta la sublimitá dello stile poetico.
Ma bisognò venire nel suo maggior culto la Grecia, e nella
Grecia cosí colta provenire un Platone, che innalzasse tutta la
sublimitá metafisica in questa idea astratta, che, ove intende
Iddio, dice τὸ ὄν, ovvero «ens», la quale idea fu tanto tarda
a spiegarsi da’ latini, che tal voce non è latina pura ma della
bassa latinitá, cioè de’ tempi che si celebravano tra’ romani le
metafisiche greche. Il qual confronto è una pruova invitta del‐
l’antichitá e veritá della storia sagra.       [29] Per sí fatte ragioni è da stimarsi che simiglianti versi sieno
stati finti da’ metafisici ultimi greci, perché non portano alcuna
cosa di piú di quel che Platone o Pittagora aveva pensato in
divinitá: lo che ne dee ammonire essere pur diffiniti i termini
dell’umano sapere e che sien vani cotesti desidèri sopra la sco‐
verta della sapienza degli antichi. Perché sí fatti versi da se
stessi si accusano scritti con lo stesso stile col quale si legge
scritto il Carme aureo di esso Pittagora; e che abbiano ciò fatto
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