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fresche de’ romani, tra le boriose de’ greci, tra le tronche, come
le lor piramidi, degli egizi e perfino tra le affatto oscure del‐
l’Oriente, l’andiamo a ritruovare tra’ princípi della storia sacra.
E ci avvalorano a doverlo fare essi filologi, i quali, della di
lei antichitá, tutti in ciò convengono: che ella, per fede anche
umana, è piú antica della favolosa de’ greci. Il qual loro co‐
mun giudizio da noi si conferma con questa dimostrazione: che
ella, piú spiegatamente che non fanno tutte le gentilesche, ne
narra sul principio del mondo uno stato di natura, o sia il
tempo delle famiglie, le quali i padri reggevano sotto il go‐
verno di Dio, che da Filone elegantemente si chiama θεοκρατία —
il qual stato e tempo dovette esser certamente il primo nel mondo
per quello in che pur comunemente convengono tutti i filosofi
ove ragionano de’ princípi della politica o sia della ragion de’
governi: che tutte le cittá si fondarono sopra lo stato delle fa‐
miglie; — e per le due schiavitú tra loro sofferte, con molto
piú di gravitá che non fa quella de’ greci, ci narra le cose an‐
tiche degli egizi e degli assiri. E, fuori d’ogni dubbio, dal‐
l’Oriente uscirono e si sparsero le nazioni a popolare tutta la
terra, che dovettero portarvisi per quelle stesse vie onde i cre‐
denti nel Dio d’Adamo andarono nell’empietá; sicché, come la
prima monarchia nella storia comparisce quella di Assiria, cosí
in Assiria compariscono i primi sappienti del mondo: i caldei.
Capo viii

Disperazione di ritruovarne il progresso

ovvero la perpetuitá...
      [26] Ma come per l’empietá andarono essi nello stato dell’uomo
di Grozio, che ’l pone solo e, perché solo, debole e bisognoso
di tutto; anzi in quello dell’uomo di Obbes, nel quale a tutti
era lecito tutto contra di tutti; e cosí in quello dell’uomo del
Pufendorfio, gittato in questo mondo, ma abbandonatovi da
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