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princípi della teologia de’ gentili, come piú propi dell’idee che
ne destano le voci che ne pervennero, cosí piú convenevoli
agl’incominciamenti delle nazioni, tutte barbare ne’ lor prin‐
cípi, che non sono i magnifici e luminosi che ne immaginano
i Vossi (De theologia gentilium) dopo tutti i mitologi che ne
avevano innanzi ragionato. Perché gli uomini ambiziosi, che
affettano signorie nelle loro cittá, vi si aprono la strada con
parteggiare la moltitudine e lusingarla con alcuni simulacri
ovvero apparenze di libertá; e ciò debbon far essi con uomini
giá inciviliti ed avvezzi alla servitú delle leggi ed al malgo‐
verno che fanno di essoloro i potenti. E vogliam credere che
uomini dello in tutto selvaggi, nati ed avvezzi ad una sfrenata
libertá (per lasciare altre difficultá insuperabili, che si fanno
altrove), eglino, a suon di liuto e col cantarsi loro fatti scan‐
dalosissimi degli dèi, come Giovi adúlteri, Veneri prostitute e
feconde, Giunoni castissime mogli sterili e da’ Giovi, loro ma‐
riti, malmenate, ed altre nefande lordure — i quali esempli, ed
esempli di dèi, gli arebbono piú tosto dovuto fermare nella
loro natia bestialitá, — si sieno essi ridotti a spogliare la lor
natura e, dalla libidine bestiale, si sieno ricevuti alla pudicizia
de’ matrimoni, da’ quali i filosofi tutti convengono avere inco‐
minciato la prima umana societá?
Capo vii

Oltre quella della fede, umana necessitá è di ripetere

i princípi di questa scienza dalla storia sacra.
      [25] Laonde, avendo tutte le storie gentilesche somiglianti inco‐
minciamenti favolosi — come certamente la romana, che da uno
stupro d’una vestale incomincia a que’ romani appo i quali,
dopo, fu in luogo di una gran rotta lo stupro d’una vestale, —
perciò noi, disperati di poter rinvenire il primo comun princi‐
pio dell’umanitá tra le cose (a riguardo dell’antichitá del mondo)
Vico SN25Nic 19