— 18 —

Capo vi

Cagioni perché finora questa scienza è mancata

per gli filosofi e per gli filologi.
      [23] Infelice cagione di ciò ella è stata perché ci è mancata finora
una scienza la quale fosse, insieme, istoria e filosofia dell’uma‐
nitá. Imperciocché i filosofi han meditato sulla natura umana
incivilita giá dalle religioni e dalle leggi, dalle quali, e non
d’altronde, erano essi provenuti filosofi, e non meditarono sulla
natura umana, dalla quale eran provenute le religioni e le
leggi, in mezzo alle quali provennero essi filosofi. I filologi,
per lo comun fato dell’antichitá, che, col troppo allontanarsi
da noi, si fa perdere di veduta, ne han tramandato le tradi‐
zioni volgari cosí svisate, lacere e sparte che, se non si risti‐
tuisce loro il propio aspetto, non se ne ricompongono i brani
e non si allogano a’ luoghi loro, a chi vi mediti sopra con al‐
quanto di serietá sembra essere stato affatto impossibile aver
potuto esse nascere tali, nonché nelle allegorie che loro sono
state appiccate, ma negli stessi volgari sentimenti co’ quali ben
lunga etá, per mano di genti rozze ed ignoranti affatto di let‐
tere, esse ci sono pervenute.       [24] La qual riflessione ci assicura di affermare che le favole,
dalle quali tutta la storia gentilesca prende i suoi incomincia‐
menti, non poterono essere ritruovati di getto di poeti teologi,
quali da Platone fino a’ nostri tempi, cioè del famoso Bacone
da Verulamio (De sapientia veterum), sono stati creduti parti‐
colari uomini colmi di sapienza riposta e valenti in poesia,
primi autori dell’umanitá gentilesca. Perché «teologia volgare»
altro non è che oppenioni del volgo intorno alla divinitá: tal‐
ché i poeti teologi essendo stati uomini che fantasticarono
deitadi, se ogni nazione gentile ebbe i suoi propi dèi, e tutte
le nazioni sono da una qualche religione incominciate, tutte
furono fondate da poeti teologi, cioè uomini volgari che con
false religioni essi si fondarono le loro nazioni. Che sono i
Vico SN25Nic 18