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      Voglio finalmente dire, che questi Furori eroici
ottegnono suggetto ed oggetto eroico, e però non ponno piú
cadere in stima d'amori volgari e naturaleschi, che veder si
possano delfini su gli alberi de le selve, e porci cinghiali sotto
gli marini scogli. Però per liberare tutti da tal suspizione,
avevo pensato prima di donar a questo libro un titolo simile
a quello di Salomone, il quale sotto la scorza d'amori ed
affetti ordinarii contiene similmente divini ed eroici furori,
come interpretano gli mistici e cabalisti dottori; volevo, per
dirla, chiamarlo Cantica. Ma per piú caggioni mi sono
astenuto al fine: de le quali ne voglio referir due sole. L'una
per il timor ch'ho conceputo dal rigoroso supercilio de certi
farisei, che cossí mi stimarebono profano per usurpar in mio
naturale e fisico discorso titoli sacri e sopranaturali, come essi,
sceleratissimi e ministri d'ogni ribaldaria, si usurpano piú
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altamente, che dir si possa, gli titoli de sacri, de santi, de divini
oratori, de figli de Dio, de sacerdoti, de regi; stante che stiamo
aspettando quel giudicio divino che farà manifesta la lor maligna
ignoranza ed altrui dottrina, la nostra simplice libertà
e l'altrui maliciose regole, censure ed instituzioni. L'altra per
la grande dissimilitudine che si vede fra il volto di questa
opra e quella, quantunque medesimo misterio e sustanza
d'anima sia compreso sotto l'ombra dell'una e l'altra: stante
che là nessuno dubita che il primo instituto del sapiente fusse
piú tosto di figurar cose divine che di presentar altro: perché
ivi le figure sono aperta- e manifestamente figure, ed il senso
metaforico è conosciuto di sorte che non può esser negato per
metaforico: dove odi quelli occhi di colombe, quel collo di
torre, quella lingua di latte, quella fragranzia d'incenso, que'
denti che paiono greggi de pecore che descendono dal lavatoio,
que' capelli che sembrano le capre che vegnono giú da la
montagna di Galaad; ma in questo poema non si scorge
volto, che cossí al vivo ti spinga a cercar latente ed occolto
sentimento; atteso che per l'ordinario modo di parlare e de
similitudini piú accomodate a gli sensi communi, che ordinariamente
fanno gli accorti amanti, e soglion mettere in versi
e rime gli usati poeti, son simili ai sentimenti de coloro che
parlarono a Citereida, o Licori, a Dori, a Cintia, a Lesbia,
a Corinna, a Laura ed altre simili. Onde facilmente ognuno
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potrebbe esser persuaso che la fondamentale e prima intenzion
mia sia stata addirizzata da ordinario amore, che m'abbia
dettati concetti tali; il quale appresso, per forza de sdegno,
s'abbia improntate l'ali e dovenuto eroico; come è possibile
di convertir qualsivoglia fola, romanzo, sogno e profetico
enigma, e transferirle, in virtú di metafora e pretesto d'allegoria,
a significar tutto quello che piace a chi piú comodamente
è atto a stiracchiar gli sentimenti, e far cossí tutto di
tutto, come tutto essere in tutto disse il profondo Anaxagora.
Ma pensi chi vuol quel che gli pare e piace, ch'alfine, o voglia
o non, per giustizia la deve ognuno intendere e definire come
l'intendo e definisco io, non io come l'intende e definisce lui:
perché come gli furori di quel sapiente Ebreo hanno gli proprii
modi, ordini e titolo che nessuno ha possuto intendere e potrebbe
meglio dechiarar che lui, se fusse presente; cossí questi
Cantici hanno il proprio titolo, ordine e modo che nessun può
meglio dechiarar ed intendere che io medesimo, quando non
sono absente.
Bruno Furori 932-933-934