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Argomento del terzo dialogo.

      Nel terzo dialogo (dopo che nel primo è discorso circa la
forma, la quale ha piú raggion di causa che di principio) si
procede alla considerazion de la materia, la quale è stimata
aver piú raggion di principio ed elemento che di causa: dove,
lasciando da canto gli preludii che sono nel principio del dialogo,
prima si mostra che non fu pazzo nel suo grado David
de Dinanto in prendere la materia come cosa eccellentissima
e divina. Secondo, come con diverse vie di filosofare
possono prendersi diverse raggioni di materia, benché veramente
sia una prima e absoluta; perché con diversi gradi si
verifica ed è ascosa sotto diverse specie cotali, diversi la possono
prendere diversamente secondo quelle raggioni che sono
appropriate a sé; non altrimente che il numero che è preso
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dall'aritmetrico pura- e semplicemente, è preso dal musico
armonicamente, tipicamente dal cabalista, e da altri pazzi e
altri savii altrimente suggetto. Terzo, si dechiara il significato
per il nome materia per la differenza e similitudine
che è tra il suggetto naturale e arteficiale. Quarto,
si propone come denno essere ispediti gli pertinaci, e sin quanto
siamo ubligati di rispondere e disputare. Quinto, dalla
vera raggion de la materia s'inferisce che nulla forma sustanziale
perde l'essere; e fortemente si convence, che gli peripatetici
e altri filosofi da volgo, benché nominano forma sustanziale,
non hanno conosciuta altra sustanza che la materia.
Sesto, si conchiude un principio formale constante, come
è conosciuto un constante principio materiale; e che con la
diversità de disposizioni, che son nella materia, il principio
formale si trasporta alla moltiforme figurazione de diverse
specie e individui; e si mostra onde sia avenuto che alcuni,
allevati nella scuola peripatetica, non hanno voluto conoscere
per sustanza altro che la materia. Settimo, come sia
necessario che la raggione distingua la materia da la forma,
la potenza da l'atto; e si replica quello che secondariamente
si disse: come il suggetto e principio di cose naturali per diversi
modi di filosofare può essere, senza incorrere calunnia, diversamente
preso; ma piú utilmente secondo modi naturali e
magici, piú variamente secondo matematici e razionali;
massime se questi talmente fanno alla regola ed essercizio
della raggione, che per essi al fine non si pone in atto cosa
degna e non si riporta qualche frutto di prattica, senza cui
sarebbe stimata vana ogni contemplazione.
      Ottavo, si proponeno due raggioni con le quali suol
essere considerata la materia, cioè come la è una potenza,
e come la è un soggetto. E cominciando dalla prima raggione,
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si distingue in attiva e passiva, e in certo modo se riporta
in uno. Nono, s'inferisce dall'ottava proposizione, come
il supremo e divino è tutto quello che può essere, e come l'universo
è tutto quello che può essere, e altre cose non sono
tutto quello che esser possono. Decimo, per conseguenza
di quello ch'è detto nel nono, altamente breve e aperto si dimostra
onde nella natura sono i vizii, gli mostri, la corrozione
e morte.
      Undecimo, in che modo l'universo è in nessuna e
in tutte le parti; e si dà luogo a una eccellente contemplazione
della divinità.
      Duodecimo, onde avvenga che l'intelletto non può
capir questo absolutissimo atto e questa absolutissima potenza.
Terzodecimo, si conchiude l'eccellenza della materia,
la quale cossí coincide con la forma, come la potenza coincide
con l'atto. Ultimo, tanto da questo, che la potenza coincide
con l'atto e l'universo è tutto quello che può essere, quanto
da altre raggioni, si conchiude ch'il tutto è uno.
Bruno Causa 180-181-182