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di spezie diversa dagli uomini: la qual credenza ritennero i
romani, perché i connubi de’ padri da non communicarsi alla
plebe gli stessi pariatori del ius attico [col romano] conce‐
dono non esser venuti d’Atene; e i padri dicono contro la
plebe, che gli domanda: «confundi iura gentium»; i consoli:
«ferarum prope ritu vulgari concubitus plebis patrumque». Il
qual luogo di Livio (libro quarto, sul principio), se è egli vero
come lo è, conturba tutta la giurisprudenza, se non si legge
con altro aspetto la storia romana.       Ma, col moltiplicarsi le famiglie e avanzandosi la coltura,
vennero mancando agli exlegi de’ frutti spontanei, come lo
mostrano venti popoli dentro venti miglia intorno Roma.
Quindi i violenti ammazzavano i deboli per tôr loro i frutti
raccolti e ardivano rubbare i colti dei forti altresí. Ma i forti,
per difesa di quelli, non deboli dalla venere, anzi robusti
per le fatighe del campo, gli ammazzavano; e cosí col sangue
de’ violenti consecrarono le are: onde poi venne la santitá
de’ muri.       Alla fama delle vittorie de’ forti — detta «cluer», ond’è
«cluere», «esser chiaro per valor d’armi» e, que’ che lo sono,
detti propriamente «incluti», poi «inclyti» — i deboli, infe‐
stati da’ violenti, ricorrevano a quest’are, che furono i primi
asili delle genti, tra le quali gli ateniesi umanissimi ebbero
la famosa Ara dei miseri. Questi furono ricevuti in prote‐
zione da’ forti, la quale fu detta «fides», onde sono «implo‐
rare fidem
», «recipere in fidem», «implorar protezione»,
«ricevere sotto protezione». Ma, perché venivano in terre
altrui, come nelle isolette giá occupate da’ padri veneti quei
che dalle violenze di Attila fuggivano da terraferma, i forti
imposer loro la legge che le coltivassero per gli «heri», per
gli signori, ed essi vi sostentassero la vita, che voller salva.
Che è la prima legge agraria, e, con questa, nacquero le
clientele. E questo è il «vetus urbes condentium», non «con‐
silium
», come dice Livio, ma «ius». E i clienti, i «famuli»,
diedero ai patrimoni il nome di «famiglia», il cui principe
«padre di famiglia» fu detto.
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