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      Cosí egli avvenne, perché quivi avendo dimorato ben nove
anni, fece il maggior corso degli studi suoi, profondando in
quello delle leggi e de' canoni, al quale il portava la sua obbligazione.
E in grazia della ragion canonica inoltratosi a studiar
de' dogmi, si ritruovò poi nel giusto mezzo della dottrina cattolica
d'intorno alla materia della grazia, particolarmente con
la lezion del Ricardo, teologo sorbonico (che per fortuna si
aveva seco portato dalla libreria di suo padre), il quale con un
metodo geometrico fa vedere la dottrina di sant'Agostino posta
in mezzo, come a due estremi, tra la calvinistica e la pelagiana
e alle altre sentenze che o all'una di queste due o all'altra si
avvicinano. La qual disposizione riuscí a lui efficace a meditar
poi un principio di dritto natural delle genti, il quale e fosse
comodo a spiegare le origini del dritto romano ed ogni altro
civile gentilesco per quel che riguarda la storia, e fosse conforme
alla sana dottrina della grazia per quel che ne riguarda la morale
filosofia. Nel medesimo tempo Lorenzo Valla, con l'occasione
che da quello sono ripresi in latina eleganza i romani giureconsulti,
il guidò a coltivare lo studio della lingua latina, dandovi
incominciamento dalle opere di Cicerone.
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