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condotto la Provvedenza divina, non si avrebbe niuna
idea
nè di Scienza, nè di Virtù.
      Ora ritornando al proposito, per conchiudere l'argomento,
che ragioniamo, da questi Tempi Umani,
ne' quali provennero le Repubbliche popolari, e appresso
le Monarchie, intesero, che le cause, le quali prima
erano state formole cautelate di propie, e precise parole,
che a cavendo si dissero dapprima cavissae, e poi
restaron dette in accorcio caussae, fussero essi affari,
o negozj negli altri contratti; i qual'affari, o negozj
oggi solennizzano i patti
, i quali nell' atto del contrarre
son convenuti, acciocchè producano l' azioni; ed in
quelli che sono valevoli titoli a trasferir'il dominio, solennizzassero
la natural tradizione, per farlo d'un'in
altro passare: e ne' contratti soli, che si dicono compiersi
con le parole, che sono le stipulazioni, in quelli
esse cautele fussero le cause nella lor' antica propietà: le
quali cose quì dette illustrano vieppiù i Principj sopra
posti dell' Obbligazioni, che nascono da' contratti, e da'
patti
.
      In somma non essendo altro l' uomo propiamente,
che mente, corpo, e favella; e la favella essendo come
posta in mezzo alla mente, et al corpo; il Certo d'
intorno al Giusto cominciò ne' tempi muti dal corpo;
dipoi ritruovate le favelle, che si dicon' articolate,
passò alle certe idee, ovvero formole di parole; finalmente
essendosi spiegata tutta la nostra umana ragione,
andò a terminare nel Vero dell' idee d'intorno al
Giusto, determinate con la Ragione dall' ultime circostanze
de' fatti; ch' è una Formola informe d'ogni forma
particolare
; che 'l dottissimo Varrone chiamava Formulam
Naturae
; ch'a guisa di luce di sè informa
in tutte le ultime minutissime parti della lor superficie
i corpi opachi de' Fatti, sopra i quali ella è diffusa,
siccome negli Elementi si è tutto ciò divisato.
     
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