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e le ragioni astratte dall'intelletto, ed universali si dissero
indi in poi consistere in intellectu iuris;
il qual' intelletto è della volontà, che 'l Legislatore ha
spiegato nella sua Legge; la qual volontà si appella ius;
che fu la volontà de' Cittadini uniformati in un'idea d'
una comune ragionevole utilità
; la quale dovettero intendere
essere spirituale di sua natura; perchè tutti que'
diritti, che non hanno corpi, dov'essi si esercitino, i
quali si chiamano nuda jura, diritti nudi di corpolenza,
dissero in intellectu juris consistere. Perchè adunque son'
i diritti modi di sostanza spirituale, perciò son' individui,
e quindi son anco eterni; perchè la corrozione non è
altro, che divisione di parti. Gl' Interpetri della Romana
Ragione
hanno riposta tutta la riputazione della Legal
Metafisica
in considerare l' indivisibilità de' diritti sopra
la famosa materia, de Dividuis, et Individuis: ma
non ne considerarono l'altra non meno importante, ch'
era l' eternità: la qual dovevano pur'avvertire in quelle
due Regole di Ragione, che stabiliscono: la prima, che
cessante fine legis, cessat lex, ove non dicono, cessante
ratione
; perchè il fine della legge è l' uguale utilità delle
cause
, la qual può mancare; ma la ragione della legge,
essendo una conformazione della legge al fatto vestito di
tali circostanze, le quali sempre che vestono il fatto, vi
regna viva sopra la ragion della legge: l'altra è quella,
che tempus non est modus constituendi, vel dissolvendi juris;
perchè 'l tempo non può cominciare, nè finire
l' eterno; e nell' usucapioni, e prescrizioni il tempo non
produce, nè finisce i diritti, ma è pruova, che chi
gli aveva, abbia voluto spogliarsene; nè perchè si dica
finire l'usufrutto, per cagion d'esemplo, il diritto
finisce, ma dalla servitù si riceve alla primiera sua libertà.
Dallo che escono questi due importantissimi Corollarj:
il primo, ch'essendo i diritti eterni nel di lor'intelletto,
o sia nella lor' idea, e gli uomini essendo in
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