— 458 —
e per tutto ciò il Titolo dell' Instituta sembra doversi
leggere De iure naturali gentium civili;
non solo con Ermanno Vulteo togliendo la virgola
tralle voci naturale gentium, supplita con Ulpiano la seconda
humanarum, ma anco la particella et innanzi
alla voce civili. Perchè i Romani dovetter'attendere
al diritto loro propio, come dall'età di Saturno
introdutto
l'avevano conservato prima co i costumi, e poi
con le leggi; siccome Varrone nella grand'Opera Rerum
Divinarum, et Humanarum
trattò le cose Romane
per origini tutte quante natie, nulla mescolandovi di straniere.
Ora ritornando alle successioni eroiche Romane abbiamo
assai molti, e troppo forti motivi di dubitare,
se ne' tempi Romani antichi di tutte le donne succedessero le
figliuole
: perchè non abbiamo nessuno motivo di credere,
ch'i Padri Eroi n'avessero sentito punto di tenerezza;
anzi n'abbiamo ben molti, e grandi tutti
contrarj. Imperciocchè la Legge delle XII. Tavole chiamava
un' agnato anco in settimo grado ad escludere un
figliuolo, che truovavasi emancipato, dalla succession di
suo padre: perchè i Padri di famiglia avevano un sovrano
diritto
di vita, e morte, e quindi un dominio
dispotico
sopra gli acquisti d'essi figliuoli: essi contraevano
i parentadi per gli medesimi, per far'entrar femmine
nelle loro case degne delle lor case; la qual'Istoria
ci è narrata da esso verbo spondere, ch' è propiamente
promettere per altrui; onde vengono detti sponsalia:
consideravano le adozioni quanto le medesime nozze;
perchè rinforzassero le cadenti famiglie con eleggere
strani allievi, che fussero generosi: tenevano l' emancipazioni
a luogo di castigo, e di pena: non intendavano
legittimazioni; perchè i concubinati non erano, che
con affranchite, e straniere; con le quali ne' tempi eroici
non si contraevano matrimonj solenni; onde i figliuoli
degenerassero dalla nobiltà de' lor'avoli: i loro testamenti
Vico SN44 458