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detto il Romano Socrate, due sappientissimi Principi
della Romana Repubblica, co' quali si dice Terenzio
aver composte le sue Commedie; il quale nell' Andria
finge, che Davo fa poner'il bambino innanzi l'uscio di
Simone con le mani di Miside; acciocchè, se per avventura
di ciò sia domandato dal suo padrone, possa
in buona coscienza niegare d'averlovi posto esso. Ma
quel, che fa di ciò una gravissima pruova, si è, ch'in
Atene, città di scorti, ed intelligenti, ad un verso
d' Euripide, che Cicerone voltò in latino,
      Juravi linguâ, mentem injuratam habui,
gli Spettatori del teatro disgustati fremettero; perchè naturalmente
portavano oppenione; che uti lingua
nuncupassit ita ius esto
, come comandava
la Legge delle XII. Tavole: tanto l'infelice Agamennone
poteva assolversi del suo temerario voto; col quale consagrò,
ed uccise l'innocente, e pia figliuola Ifigenia!
onde s'intenda, che, perchè sconobbe la Provvedenza,
perciò Lucrezio al fatto d' Agamennone fa quell'empia acclamazione,

      Tantum Relligio potuit suadere malorum!
che noi sopra nelle Degnità proponemmo. Finalmente
inchiovano al nostro proposito questo Ragionamento
queste due cose di Giurisprudenza, e d' Istoria Romana
certa
: una, ch'a' tempi ultimi Gallo Aquilio introdusse
l' azione de dolo; l'altra, che Augusto diede la
tavoletta a' Giudici d'assolvere gl' ingannati, e sedutti.
A tal costume avvezze in pace le Nazioni, poi nelle
guerre, essendo vinte, esse con le leggi delle rese o furono
miserevolmente oppresse, o felicemente schernirono
l'ire de' vincitori
. Miserevolmente oppressi furon'i
Cartaginesi; i quali dal Romano avevano ricevuto la
pace sotto la legge, che sarebbero loro salve la vita,
la città, e le sostanze, intendendo essi la città per
gli edificj, che da' Latini si dice urbs; ma perchè dal
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