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nella Romana; ch'i popoli dovettero incominciar le guerre,
che si dissero dagli Antichi Latini duella, dagli abbattimenti
di essi particolari offesi, quantunque fussero
Re, et essendo entrambi i popoli spettatori, che pubblicamente
volevano difendere, o vendicare l'offese:
come certamente così la Guerra Trojana incomincia
dall' abbattimento di Menelao, e di Paride, questi ch'aveva,
quegli, a cui era stata rapita la moglie Elena; il
quale restando indiciso, seguitò poi a farsi tra' Greci,
e Trojani la guerra: e noi sopra avvertimmo il costume
istesso
delle nazioni Latine nella guerra de' Romani, ed
Albani; che con l' abbattimento degli tre Orazj, e degli
tre Curiazj, uno de' quali dovette rapire l' Orazia, si
diffinì dello 'n tutto. In sì fatti giudizj armati estimarono
la ragione dalla fortuna della vittoria: lo che fu consiglio
della Provvedenza Divina; acciocchè tra genti
barbare, e di cortissimo raziocinio, che non intendevan
ragione, da guerre non si seminassero guerre; e si avessero
idea della giustizia, o ingiustizia degli uomini,
dall'aver'essi propizj, o pur contrarj gli Dei; siccome
i Gentili schernivano il santo Giobbe dalla regale sua
fortuna caduto, perocch'egli avesse contrario Dio: e ne'
tempi barbari ritornati, perciò alla parte vinta, quantunque
giusta, si tagliava barbaramente la destra. Da
sì fatto costume privatamente da' popoli celebrato uscì
fuori la Giustizia Esterna, ch'i Morali Teologi dicono,
delle guerre; onde le nazioni riposassero sulla certezza
de' lor' Imperj. Così quelli auspicj, che fondarono gl' Imperj
paterni monarchici
a' Padri nello stato delle Famiglie;
e apparecchiarono, e conservarono loro i Regni
Aristocratici
nell'Eroiche Città; e comunicati loro produssero
le Repubbliche libere alle plebi de' popoli, come
la storia Romana apertamente lo ci racconta; finalmente
legittimano le conquiste con la fortuna dell'armi a' felici
Conquistatori
. Lo che tutto non può provenire altronde,
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