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i Latini ara significò, e l' altare, e la vittima. Quindi
restò appo tutte le nazioni una spezie di scomunica; della
quale tra' Galli ne lasciò Cesare un'assai spiegata memoria:
e tra' Romani restonne l' Interdetto dell'acqua,
e fuoco
, come sopra si è ragionato: delle quali consagrazioni
molte passarono nella Legge delle XII. Tavole,
come consagrato a Giove, chi aveva violato un Tribuno
della plebe; consagrato agli Dei de' Padri il figliuolo
empio; consagrato a Cerere, chi aveva dato fuoco alle
biade altrui, il quale fusse bruciato vivo: si veda crudeltà
di pene divine somigliante all'immanità, ch'abbiamo
nelle Degnità detto, dell'immanissime streghe; che
debbon'essere state quelle sopra da Plauto dette Saturni
hostiae
! Con questi giudizj praticati privatamente usciron'
i popoli a far le guerre, che si dissero pura, et pia
bella
; e si facevano pro aris, et focis, per le cose civili,
come pubbliche, così private, col qual'aspetto di
divine si guardavano tutte le cose umane; onde le guerre
eroiche
tutt'erano di religione: perchè gli Araldi nell'intimarle,
dalle Città, alle quali le portavano, chiamavan
fuori gli Dei
, e consagravano i nimici agli Dei: onde
gli Re trionfati erano da' Romani presentati a Giove
Feretrio
nel Campidoglio, e dappoi s' uccidevano; sull'
esempio de' violenti empj, ch'erano stati le prime ostie,
le prime vittime, ch'aveva consagrato Vesta sulle prime
Are
del Mondo; e i popoli arresi erano considerati uomini
senza Dei
, sull'esemplo de' primi Famoli: onde
gli schiavi, come cose inanimate in lingua Romana si
dissero mancipia, ed in Romana Giurisprudenza si tennero
loco rerum.
     
Vico SN44 431