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certamente innanzi agli Storici volgari; la prima Storia
debba essere la Poetica. IV. Che le Favole nel loro
nascere furono narrazioni vere, e severe; onde μῦθος,
la favola fu diffinita vera narratio, come abbiamo sopra
più volte detto; le quali nacquero dapprima per
lo più sconce, e perciò poi si resero impropie, quindi
alterate, seguentemente inverisimili, appresso oscure,
di là scandalose, ed alla fine incredibili; che sono sette
Fonti della difficultà delle Favole
; i quali di leggieri
si possono rincontrare in tutto il II. Libro. V. E, come
nel medesimo Libro si è dimostrato, così guaste, e
corrotte da Omero furono ricevute. VI. Che i caratteri
poetici
, ne' quali consiste l' essenza delle Favole, nacquero
da necessità di natura incapace d'astrarne le forme,
e le propietà da' subbjetti; e 'n conseguenza dovett'essere
maniera di pensare d'intieri popoli, che fussero stati
messi dentro tal necessità di natura, ch' è ne' tempi
della loro maggior barbarie; delle quali è eterna propietà
d' ingrandir sempre l' idee de' particolari; di che
vi ha un bel luogo d' Aristotile ne' Libri Morali, ove riflette,
che gli uomini di corte idee d'ogni particolare
fan massime
; del qual detto dev'essere la ragione; perchè
la mente umana, la qual' è indiffinita, essendo angustiata
dalla robustezza de' sensi, non può altrimente
celebrare la sua presso che divina natura, che con la
fantasia ingrandir'essi particolari: onde forse appresso i
Poeti greci egualmente, e latini le immagini come degli
Dei, così degli Eroi compariscono sempre maggiori
di quelle degli uomini: e ne' tempi barbari ritornati le
dipinture particolarmente del Padre Eterno, di Gesu
Cristo
, della Vergine Maria si veggono d'una eccedente
grandezza
. VII. Perchè i barbari mancano di riflessione,
la qual mal'usata è madre della menzogna; i primi
Poeti Latini Eroici cantaron' Istorie vere, cioè le
guerre Romane; e ne' tempi barbari ritornati per sì fatta
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