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per tutte le parti della Terra, purgandola de' Mostri,
per riportarne solamente la gloria in casa. Osservarono
esservi stato un Carattere Poetico di Pastori, che parlavano
in versi, ch'appo essi era stato Evandro Arcade:
e così Evandro venne da Arcadia nel Lazio; e vi ricevette
ad albergo l' Ercole suo natio; e vi prese Carmenta
in moglie, detta da' carmi, da' versi; la qual'
a' Latini truovò le lettere, cioè le forme de' suoni,
che si dicono articolati, che sono la materia de' versi.
E finalmente in confermazione di tutte le cose quì dette,
osservarono tai caratteri poetici dentro del Lazio
alla stessa fatta, come sopra abbiam veduto, che truovarono
i loro Cureti sparsi in Saturnia, o sia nell'antica
Italia, in Creta, ed in Asia.
      Ma come tali greche voci, et idee sieno pervenute
a' Latini in tempi sommamente selvaggi, ne' quali le
nazioni erano chiuse a stranieri; quando Livio niega,
ch'a' tempi di Servio Tullio, nonchè esso Pittagora,
il di lui famosissimo nome per mezzo a tante nazioni di
lingue, e di costumi diverse avesse da Cotrone potuto
giugner'a Roma: per questa difficultà appunto noi sopra
domandammo in un postulato, perchè ne portavamo
necessaria congettura, che vi fusse stata alcuna
città greca nel lido del Lazio, e che poi si fusse seppellita
nelle tenebre dell'Antichità
; la qual'avesse insegnato
a' Latini le lettere; le quali, come narra Tacito furono
dapprima somiglianti alle più antiche de' Greci: lo
che è forte argomento, ch'i Latini ricevettero le lettere
greche
da questi Greci del Lazio, non da quelli di
Magna Grecia, e molto meno della Grecia oltramare;
co' quali non si conobbero, che dal tempo della
guerra di Taranto, che portò appresso quella di Pirro:
perchè altrimente i Latini arebbono usato le lettere ultime
de' Greci
, e non ritenute le prime, che furono
l' antichissime greche. Così i nomi d' Ercole, d' Evandro,
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