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fare, e fansi di fatto d'umane idee!) pure osservando
nella sognata Libertà popolare Romana antica,
che gli effetti erano di Repubblica Aristocratica, puntella
il suo Sistema con quella distinzione, che ne' tempi
antichi Roma era popolare di stato, ma che aristocraticamente
fussesi governata: con tutto ciò pur riuscendogli
contrarj gli effetti, e che anco con tal puntello
la sua macchina politica pur crollava, costretto finalmente
dalla forza del vero, con brutta incostanza confessa,
ne' tempi antichi la Repubblica Romana essere stata
di stato, nonchè governo, aristocratica.
      Tutto ciò vien confermato da Tito Livio, il quale
in narrando l' ordinamento fatto da Giunio Bruto de'
due Consoli Annali, dice apertamente, e professa non
essersi di nulla affatto mutato lo Stato (come dovette
da sappiente far Bruto di richiamare da tal corrottella
a' suoi Principj lo Stato) e co i due Consoli Annali
nihil quicquam de regia potestate
deminutum
: tanto che vennero i Consoli ad essere
due Re Aristocratici annali, quali Cicerone nelle Leggi
gli appella reges annuos, com'eran'a vita
quelli di Sparta, Repubblica senza dubbio Aristocratica:
i quali Consoli, com'ogni un sa, erano soggetti all' appellagione,
durante esso loro Regno, siccome gli Re
Spartani
erano soggetti all'emenda degli Efori; e, finito
il Regno annale, erano soggetti all'accuse, conforme
gli Re Spartani erano fatti morire dagli Efori.
Per lo qual luogo di Livio ad un colpo si dimostra
e che 'l Regno Romano fu Aristocratico, e che la ordinata
da Bruto ella fu Libertà, non già popolare, cioè
del popolo da' Signori, ma signorile, cioè de' Signori
da' Tiranni Tarquinj: lo che certamente Bruto non
arebbe potuto fare, se non gli si offeriva il fatto di Lugrezia
Romana
, ch'esso saggiamente afferrò; la qual'
occasione era vestita di tutte le circostanze sublimi per
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