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d'essi dev'essere stata Didone, che da Fenicia fuggendo
la fazione del Cognato, dal qual'era perseguitata,
si fermò in Cartagine, che fu detta Punica, quasi Phoenica;
e di tutt'i Trojani, distrutta Troja, Capi si fermò
in Capova, Enea approdò nel Lazio, Antenore penetrò
in Padova. In cotal guisa finì la Sapienza de' Poeti
Teologi
, o sia de' Sappienti, o Politici dell' Età Poetica
de' Greci, quali furono Orfeo, Anfione, Lino, Museo,
ed altri; i quali col cantare alle plebi greche la forza
degli Dei negli auspicj
, ch'erano le lodi, che tali Poeti
dovettero cantar degli Dei, cioè quelle della Provvedenza
Divina
, ch'apparteneva lor di cantare, tennero
esse plebi in ossequio de' lor'ordini eroici: appunto
come Appio nipote del Decemviro circa il trecento di
Roma, com'altra volta si è detto, cantando a' plebei
Romani la forza degli Dei negli auspicj, de' quali i
Nobili dicevano aver la Scienza, gli mantiene nell'ubbidienza
de' Nobili; appunto come Anfione cantando
sulla Lira de' sassi semoventi innalza le mura di Tebe,
che trecento anni innanzi aveva Cadmo fondato, cioè
vi conferma lo stato eroico.

Corollarj
D'intorno alle cose Romane Antiche; e particolarmente
del sognato Regno Romano Monarchico,
e della sognata Libertà Popolare ordinata
da Giunio Bruto.


      Queste tante convenienze di cose umane civili tra'
Romani, e Greci, onde la Storia Romana Antica
a tante pruove si è qui truovata esser'una
perpetua Mitologia Istorica di tante, sì varie, e diverse
Favole greche; chiunque ha intendimento, che non è
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