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stata contro i plebei; contro i quali ci disse Aristotile
nelle Degnità, che gli Eroi giuravano esser'eterni
nimici
. Per lo quale diritto eroico i plebei con quantunque
corso di tempo non potevan' usucapere niuno fondo
Romano; perchè tai fondi erano nel commerzio de' soli
Nobili: ch' è buona parte della ragione, perchè la
Legge delle XII. Tavole non riconobbe nude possessioni:
onde poi incominciando a disusarsi il diritto eroico, e invigorendo
l' umano, i Pretori assistevan'essi alle nude possessioni
fuori d'ordine; perchè nè apertamente, nè
per alcuna Interpetrazione aveano da essa Legge alcun
motivo di costituirne giudizj ordinarj diretti, nè utili:
e tutto ciò, perchè la medesima Legge teneva le
nude possessioni de' plebei esser tutte precarie de' Nobili.
Altronde non s'impacciava delle furtive, o violente de'
Nobili medesimi, per quell'altra propietà delle prime
Repubbliche
, che lo stesso Aristotile nelle Degnità pur
ci disse, che non avevano leggi d'intorno a privati torti,
ed offese
; delle quali essi privati la si dovevano vedere
con la forza dell' armi, com'appieno dimostreremo nel
Libro IV. dalla qual vera forza restò poi per solennità
nelle revindicazioni quella forza finta, ch' Aulo Gellio
dice di paglia. Si conferma tutto ciò con l' Interdetto
unde vi
, che si dava dal Pretore, e fuori d'ordine; perchè
la Legge delle XII. Tavole non aveva inteso nulla,
nonchè parlato, delle violenze private; e con l'azioni
de vi bonorum raptorum, e quod metus causs�; le quali
vennero tardi, e furon'anco pretorie. Ora cotal costume
eroico d'avere gli stranieri per eterni nimici osservato
privatamente da ciascun popolo in pace, portatosi fuori
si riconobbe comune a tutte le Genti Eroiche di esercitare
tra loro le guerre eterne con continove rube, e corseggi.
Così dalle Città, che Platon dice nate sulla
pianta dell'armi, come sopra abbiam veduto, e incominciate
a governarsi a modo di guerra, innanzi di venir'
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