— 288 —
non poteva durare, se non ne fusse stata fissa eternalmente
la Legge in una pubblica Tavola, con la quale
determinatosi il gius incerto, manifestatosi il gius nascosto,
fusse legata a' Nobili la mano regia di ripigliarglisi;
ch' è 'l vero di ciò, che ne racconta Pomponio: per lo
che fece tanti romori, che fu bisogno criare i Decemviri,
i quali diedero altra forma allo stato; e ridussero
la plebe sollevata all'ubbidienza
, con dichiararla con
questo capo, prosciolta dal nodo vero del dominio bonitario;
per lo quale erano stati glebae addicti, o adscriptitj,
o censiti del censo di Servio Tullio, come sopra si è dimostrato;
e restasse obbligata col nodo finto del dominio
quiritario
; ma se ne serbò un vestigio fin'alla Legge
Petelia
nel diritto, ch'avevano i Nobili della prigion
privata
sopra i plebei debitori; i quali stranieri con le
tentazioni Tribunizie, ch'elegantemente dice Livio,
e noi l'abbiamo noverate nell' Annotazioni alla Legge
Publilia
sopra nella Tavola Cronologica, lo Stato di Roma
da Aristocratico finalmente cangiarono in popolare.
      Non essersi Roma fondata sopra le prime rivolte
Agrarie
, egli ci dimostra, essere stata una Città Nuova,
come canta la Storia. Fu ella bensì fondata sopra
l' asilo; dove, durando ancora dappertutto le violenze,
avevano dovuto prima farsi forti Romolo, e i suoi
compagni; e poi ricevervi i rifuggiti; e quivi fondare
le Clientele, quali sono state sopra da noi spiegate:
onde dovette passare un dugento anni, perch'i clienti
s' attediassero di quello stato; quanto tempo vi corse
appunto, perchè il Re Servio Tullio vi portasse la prima
Agraria
; il qual tempo aveva dovuto correre nelle
antiche Città per un cinquecento anni; per questo istesso,
che quelle si composero d'uomini più semplici,
questa di più scaltriti: ch' è la cagione, perchè i Romani
manomisero il Lazio, quindi Italia, e poi il
Mondo; perchè più degli altri Latini ebbero giovine
Vico SN44 288