— 269 —
Roma con costumanze, come nelle Degnità ce n'accertò
Dionigi d'Alicarnasso; e fino a cento anni dopo essa
legge
ne tennero chiusa l'Interpetrazione dentro il
Collegio de' Pontefici, al narrar di Pomponio Giureconsulto:
perchè fin'a quel tempo entrati v'erano i soli Nobili.
L'altra principal custodia, ella è de' confini; onde
i Romani fin'a quella, che fecero di Corinto,
avevan'osservato una giustizia incomparabile nelle guerre,
per non agguerrire, ed una somma clemenza nelle
vittorie, per non arricchir' i plebei; come sopra se
ne sono proposte due Degnità.
      Tutto questo grande, ed importante tratto di
Storia Poetica è contenuto in questa Favola; che Saturno
si vuol divorare Giove bambino; e i Sacerdoti di
Cibele glielo nascondono; e col romore dell'armi non gliene
fanno udire i vagiti
: ove Saturno dev'essere carattere
de' Famoli
, che da giornalieri coltivano i campi de'
Padri Signori, e con un'ardente brama di desiderio
vogliono da' Padri campi per sostentarvisi: e così questo
Saturno è Padre di Giove
; perchè da questo Saturno,
come da occasione, nacque il Regno Civile de' Padri,
che, come dianzi si è detto, si spiegò col carattere di
quel Giove, del quale fu moglie Opi; perchè Giove
preso per lo Dio degli auspicj, de' quali gli più solenni
erano il fulmine, e l'aquila, del qual Giove era
moglie Giunone, egli è Padre degli Dei, cioè degli
Eroi, che si credevano figliuoli di Giove, siccome
quelli, ch'erano generati con gli auspicj di Giove da
Nozze solenni, delle quali è Nume Giunone; e si
presero il nome di Dei, de' quali è Madre la Terra,
ovvero Opi, moglie di questo Giove, come tutto si è
detto sopra: e 'l medesimo fu detto Re degli uomini,
cioè de' Famoli nello stato delle Famiglie, e de' plebei
in quello dell'Eroiche città: i quali due divini titoli
per ignorazione di quest'Istoria Poetica si sono tra lor
Vico SN44 269