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Che il corvo
sia rimaso allettato ed invaghito per gli fichi, e che quello
stesso sia stato attratto dalla gola de corpi morti, certamente
viene tutto ad uno, se considerarai la interpretazione
di quello Giosefo, che sapea dechiarar gli sogni.
Perché al fornaio di Putifaro (che diceva aver avuto in
visione, che portava in testa un canestro de fichi, di cui
venevano a mangiar gli ucelli) prenosticò che lui dovea
essere appiccato, e de le sue carni doveano mangiar i corvi
e gli avoltori. Che il corvo fusse tornato, ma tardi e senza
profitto alcuno, è tutto medesimo, non solamente con il
dire che non tornò mai, ma anco con il dire che mai fusse
andato né mandato; perché non va, non fa, non torna
chi va, fa e torna in vano. E sogliamo dir ad un che viene
tardi ed in vano, ancor che riporte qualche cosa:
Andaste, fratel mio, e non tornaste;
A Lucca me ti parse de vedere.
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Ecco dunque, Saulino, come le metafore egiziane senza
contradizione alcuna possono essere ad altri istorie, ad altri
favole, ad altri figurati sentimenti.
Bruno Best 820-821