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Costui se ne raccolse destramente qualche particella
per lui: Prometeo rimase confuso, gli uomini sotto
la triste condizione della mortalità, e l'asino, perpetuo
ludibrio e nemico di questi, condannato dall'umana generazione,
consenziente Giove, ad eterne fatiche e stenti, a
pessimo cibo, che trovar si possa, ed a soldo di spesse e
grosse bastonate. Cossí, o dei, per caggion di costui aviene
che gli uomini facciano qualche caso de fatti nostri: perché
vedete che ora, quantunque siano mortali, conoscano la
loro imbecillità ed aspettan pure di passare per le nostre
mani, e ne dispreggiano, si beffano de fatti nostri, e ne
reputano come scimie e gattimammoni; che farrebono se
fussero similmente, come noi siamo, immortali? - Assai
bene definisce Saturno, - disse Giove. - Stiasi dunque,
risposero gli dei tutti. - Ma partasi, soggionse Giove, la
Invidia, la Maldicenza, la Insidia, Buggia, Convizio, Contenzione
e Discordia; e le virtudi contrarie rimagnano
con la serpentina Sagacità e Cautela. Ma quel Corvo non
posso patire che sia là; però Apolline tolga quel suo divino,
quel buon servitore, quel sollecito ambasciatore e diligente
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novelliero e posta, che tanto bene effettuò il comandamento
de gli dei, quando aspettavano di tôrsi la sete per
la sedulità del costui serviggio. [>]

Bruno Best 817-818