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Là con grazioso volto accettati e confortati,
si fêro avanti; e vinti dal splendor di quella maestade,
piegâro le ginocchia in terra, e tutti insieme con quella
diversità de note che gli dettava il diverso ingegno, esposero
gli lor voti alla dea. Dalla quale in conclusione furono
talmente trattati, che ciechi, raminghi ed infortunatamente
laboriosi hanno varcati tutti mari, passati tutti
fiumi, superati tutti monti, discorse tutte pianure, per
spacio de diece anni; al termine de quali entrati sotto
quel temperato cielo de l'isola Britannica, gionti al conspetto
de le belle e graziose ninfe del padre Tamesi, dopoi
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aver essi fatti gli atti di conveniente umiltade, ed accettati
da quelle con gesti d'onestissima cortesia, uno tra loro, il
principale, che altre volte ti sarà nomato, con tragico e
lamentevole accento espose la causa commune in questo
modo:
      Di que', madonne, che col chiuso vase
Si fan presenti, ed han trafitt'il core,
Non per commesso da natura errore,
Ma d'una cruda sorte
Ch'in sí vivace morte
Le tien astretti, ogn'un cieco rimase.
      Siam nove spirti che molti anni, erranti,
Per brama di saper, molti paesi
Abbiam discorsi, e fummo un dí surpresi
D'un rigid'accidente,
Per cui, se siete attente,
Direte: O degni, ed o infelici amanti!
      Un'empia Circe, che si don'il vanto
D'aver questo bel sol progenitore,
Ne accolse dopo vario e lungo errore;
E un certo vase aperse,
De le acqui insperse
Noi tutti, ed a quel far giunse l'incanto.
      Noi aspettand'il fine di tal opra,
Eravam con silenzio muto attenti,
Sin al punto che disse: - O voi dolenti,
Itene ciechi in tutto;
Raccogliete quel frutto,
Che trovan troppo attenti al che gli è sopra. -

Bruno Furori 1168-1169