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      Lascio che tutte le generazioni illustri ed egregie mentre
per gli lor segni ed imprese vogliono mostrarsi ed essere
significate, ecco le vedi aquile, falconi, nibbii, cuculi, civette,
nottue, buboni, orsi, lupi, serpi, cavalli, buovi,
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becchi; e tal volta, perché manco si stimano degni de
farsi una bestia intiera, ecco vi presentano un pezzo di
quella, o una gamba, o una testa, o un paio di corna, o
una coda, o un nerbo. E non pensate che, se si potessero
trasformare in sustanza di tali animali, non lo farrebono
volentiera; atteso, a qual fine stimate che pingono nel
suo scudo le bestie, quando le accompagnano col suo ritratto,
con la sua statua? Pensate forse che vogliono dire
altro eccetto: Questo, questo, di cui, o spettatore, vedi
il ritratto, è quella bestia, che gli sta vicina e compiuta;
overo: Se volete saper chi è questa bestia, sappiate che la
è costui di cui vedete qua il ritratto e qua scritto il nome.
Quanti sono, che per meglior parere bestie, s'impellicciano
di lupo, di volpe, di tasso, di caprone, di becco, onde, ad
essere uno di cotai animali, non par che gli manca altro
che la coda? Quanti sono che per mostrar quanto hanno
dell'ucello, del volatile e far conoscere con quanta leggerezza
si potrebono sullevare alle nubi, s'impiumano il
cappello e la barretta?
Bruno Best 788-789