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      Saulino. Or tornate al proposito che tenne Iside con
Momo.
      Sofia. Or, al proposito di calumniatori del culto egizio,
li recitò quel verso del poeta:
Loripedem rectus derideat, Aethiopem albus.
Le insensate bestie e veri bruti si ridono de noi dei, come
adorati in bestie e piante e pietre, e de gli miei Egizii che
in questo modo ne riconoscevano; e non considerano che
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la divinità si mostra in tutte le cose; benché per fine universale
ed eccellentissimo in cose grandi e principii generali;
e per fini prossimi, comodi e necessarii a diversi atti
della vita umana, si trova e vede in cose dette abiettissime,
benché ogni cosa, per quel che è detto, ha la divinità latente
in sé; perché la si esplica e comunica insino alli minimi e dalli
minimi secondo la lor capacità; senza la qual presenza niente
arrebe l'essere, perché quella è l'essenza de l'essere del primo
sin all'ultimo. A quel che è detto, aggiongo, e dimando:
Per qual raggione riprendeno gli Egipzii in quello nel che
essi ancora son compresi? E per venire a coloro che da
noi o fuggirono, o fûrno come leprosi scacciati a gli deserti,
non sono essi, nelle loro necessitati, ricorsi al culto egizio,
quando ad un bisogno mi adorarono nell'idolo d'un vitello
d'oro; e ad un'altra necessità, s'inchinorno, piegâro
le ginocchia ed alzâro le mani a Theuth in forma del serpente
di bronzo, benché per loro innata ingratitudine,
dopo impetrato favore dell'uno e l'altro nume, ruppero
l'uno e l'altro idolo? [>]
Bruno Best 786-787