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      La settima, contenuta allegoricamente nel sentimento
del settimo cieco, deriva dal fuoco dell'affezione,
onde alcuni si fanno impotenti ed inabili ad apprendere
il vero, con far che l'affetto precorra a l'intelletto. Questi
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son coloro che prima hanno l'amare che l'intendere: onde
gli avviene che tutte le cose gli appaiano secondo il colore
della sua affezione; stante che chi vuole apprendere il vero
per via di contemplazione, deve essere ripurgatissimo nel
pensiero.
      Minutolo. In verità si vede che sí come è diversità de
contemplatori ed inquisitori per quel che altri (secondo
gli abiti de loro prime e fondamentali discipline) procedeno
per via de numeri, altri per via de figure, altri per via de
ordini o disordini, altri per via di composizione e divisione,
altri per via di separazione e congregazione, altri per via
de inquisizion e dubitazione, altri per via de discorso e
definizione, altri per via de interpretazioni e desciferazion
de voci, vocaboli e dialecti: onde altri son filosofi matematici,
altri metafisici, altri logici, altri grammatici: cossí
è diversità de contemplatori che con diverse affezioni si
metteno ad studiare ed applicar l'intenzione alle sentenze
scritte; onde si doviene sin a questo che medesima luce di
verità espressa di un medesimo libro per medesime paroli
viene a servire al proposito di sette tanto numerose, diverse
e contrarie.
      Severino. Per questo è da dire che gli affetti molto sono
potenti per impedir l'apprension del vero, quantunque
gli pazienti non se ne possano accorgere; qualmente aviene
ad un stupido ammalato che non dice il suo gusto amaricato,
ma il cibo amaro.
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      Or tal specie de cecità è notata per costui, gli occhi del
quale son alterati e privi dal suo naturale, per quel che
dal core è stato inviato ed impresso, potente non solo ad
alterar il senso, ma, ed oltre, l'altre tutte facultadi de
l'alma, come la presente figura dimostra.

      Al significato per l'ottavo, cossí l'eccellente intelligibile
oggetto ave occecato l'intelletto, come l'eccellente
sopraposto sensibile a costui ha corrotto il senso.
Cossí avviene a chi vede Giove in maestà, che perde la vita
e per consequenza perde il senso. Cossí avviene che chi
alto guarda, tal volta vegna oppresso da la maestà. Oltre
quando viene a penetrar la specie divina, la passa come
strale. Onde dicono gli teologi il verbo divino essere piú
penetrativo che qual si voglia punta di spada o di coltello.
Indi deriva la formazione ed impressione del proprio vestigio,
sopra il quale altro non è che possa essere impresso
o sigillato; là onde essendo tal forma ivi confirmata, e
non possendo succedere la peregrina e nova senza che
questa ceda, consequentemente può dire che non ha piú
facultà di prendere altro, se ha chi la riempie o la disgrega
per la necessaria improporzionalitade.

      La nona caggione è notata per il nono che è cieco
per inconfidenza, per la deiezion de spirito, la quale è administrata
e caggionata pure da grande amore, perché con
lo ardire teme de offendere. Onde disse la Cantica:
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Averte oculos tuos a me, quia ipsi me avolare fecere. E cossí
supprime gli occhi da non vedere quel che massime desidera
e gode di vedere; come raffrena la lingua da non
parlare con chi massime brama di parlare, per tema che
difetto di sguardo o difettosa parola non lo avvilisca, o
per qualche modo non lo metta in disgrazia. E questo suol
procedere da l'apprensione de l'excellenza de l'oggetto
sopra de la sua facultà potenziale: onde gli piú profondi
e divini teologi dicono che piú si onora ed ama Dio per
silenzio che per parola, come si vede piú per chiuder gli
occhi alle specie representate che per aprirli: onde è tanto
celebre la teologia negativa de Pitagora e Dionisio sopra
quella demostrativa de Aristotele e scolastici dottori.
      Minutolo. Andiamone raggionando per il camino.
      Severino. Come ti piace.
Fine del quarto dialogo.

Bruno Furori 1161-1162-1163-1164