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Quelli
dunque, per impetrar certi beneficii e doni da gli dei, con
raggione di profonda magia passavano per mezzo di certe
cose naturali, nelle quali in cotal modo era latente la divinitade,
e per le quali essa potea e volea a tali effetti comunicarsi.
Là onde que' ceremoni non erano vane fantasie,
ma vive voci che toccavano le proprie orecchie de gli Dei; li
quali, come da lor vogliano essere intesi non per voci d'idioma
che lor sappiano fengere, ma per voci di naturali effetti,
talmente per atti di ceremoni circa quelle volsero studiare
di essere intesi da noi: altrimente cossí fussemo stati sordi
a gli voti, come un Tartaro al sermone greco che giamai
udío. Conoscevano que' savii dio essere nelle cose, e la divinità,
latente nella natura, oprandosi e scintillando diversamente
in diversi suggetti, e per diverse forme fisiche,
con certi ordini, venir a far partecipi di sé, dico de l'essere,
della vita ed intelletto; e però con gli medesimamente
diversi ordini si disponevano alla recepzion de tanti e tai
doni, quali e quanti bramavano. Quindi per la vittoria
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libavano a Giove magnanimo nell'aquila, dove, secondo tale
attributo, è ascosa la divinità; per la prudenza nelle operazioni
a Giove sagace libavano nel serpente; contra la
prodizione a Giove minace nel crocodillo; cossí per altri
innumerabili fini libavano in altre specie innumerabili.
Il che tutto non si faceva senza magica ed efficacissima
raggione.
Bruno Best 778-779