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      Qua soggionse Momo: - Che vuoi, padre, che si debba
fare di quel santo, intemerato e venerando Capricorno?
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di quel tuo divino e divo connutrizio, di quel nostro strenuo
e piú che eroico commilitone contra il periglioso insulto
della protervia gigantesca? di quel gran consegliero a
guerra, che trovò il modo di examinare quel nemico che da
la spelunca del monte Tauro apparve ne l'Egitto formidando
antigonista de gli dei? di quello il quale (perché
apertamente non arremmo avuto ardire d'assalirlo) ne dié
lezione di trasformarci in bestie, a fin che l'arte ed astuzia
supplisse al difetto di nostra natura e forze per parturirci
onorato trionfo dell'aversarie posse? Ma, oimè, questo
merito non è senza qualche demerito; perché questo bene
non è senza qualche male aggiunto, forse perché è prescritto
e definito dal fato, che nessun dolce sia absoluto da qualche
fastidio ed amaro, o per non so qual'altra caggione. - Or
che male, disse Giove, ne ha egli possuto apportar, che si
possa dir esser stato congionto a quel tanto bene? che
indignità, che abbia possuto accompagnarsi con tanto
trionfo? - Rispose Momo: - Fece egli con questo, che
gli Egizii venessero ad onorar le imagini vive de le bestie,
e ne adorassero in forma di quelle; onde venemo ad esser
beffati, come ti dirò. - E questo, o Momo, disse Giove,
non averlo per male, perché sai, che gli animali e piante
son vivi effetti di natura; la qual natura (come devi sapere)
non è altro che dio nelle cose. -
Bruno Best 775-776