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- E che farremo de le Bilancie? - disse Mercurio. - Vadano
per tutto, rispose il primo presidente: vadano per
le fameglie, acciò con esse li padri veggano dove meglio
inchinano gli figli, se a lettere, se ad armi; se ad agricoltura,
se a religione; se a celibato, se ad amore; atteso che non
è bene che sia impiegato l'asino a volare e ad arare i porci.
Discorrano le Academie ed Universitadi, dove s'essamine
se quei che insegnano, son giusti di peso, se son troppo
leggieri o trabuccanti; e se quei che presumeno d'insegnar
in catedra e scrittura, hanno necessità d'udire e studiare:
e bilanciandoli l'ingegno, si vegga se quello impenna over
impiomba; e se ha della pecora o pur del pastore; e se è
buono a pascer porci ed asini o pur creature capaci di raggione.
Per gli edificii Vestali vadano a far intendere a questi
ed a quelle, quale e quanto sia il momento del contrapeso,
per violentar la legge di natura per un'altra sopra- o estra-
o contranaturale, secondo o fuor d'ogni raggione e debito.
Per le corti, a fin che gli ufficii, gli onori, le sedie, le grazie
ed exenzioni corrano secondo che ponderano gli meriti e
dignitade di ciascuno; perché non meritano d'esser presidenti
a l'ordine, ed a gran torto della Fortuna presiedeno
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a l'ordine quei che non san reggere secondo l'ordine. Per
le republiche, acciò ch'il carrico delle administrazioni
contrapesi alla sufficienza e capacità de gli suggetti; e non
si distribuiscano le cure con bilanciar gli gradi del sangue,
de la nobilitade, de' titoli, de ricchezza: ma de le virtudi
che parturiscono gli frutti de le imprese; perché presiedano
i giusti, contribuiscano i facultosi, insegnino li dotti, guideno
gli prudenti, combattano gli forti, conseglino quei
ch' han giudicio, comandino quei ch' hanno autoritade.
Bruno Best 771-772