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      Fassi innanzi il quarto cieco per simile, ma non già
per medesima caggione orbo, con cui si mostra il primo.
Perché, come quello per repentino sguardo della luce,
cossí questo con spesso e frequente remirare, o pur per
avervi troppo fissati gli occhi, ha perso il senso de tutte
l'altre luci, e non si dice cieco per consequenza al risguardo
di quella unica che l'ha occecato. E dice il simile del senso
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de la vista a quello ch'aviene al senso dell'udito; essendo
che coloro che han fatte l'orecchie a gran strepiti e rumori,
non odeno gli strepiti minori, come è cosa famosa de gli
popoli Cataduppici, che son là d'onde il gran fiume Nilo
da una altissima montagna scende precipitoso alla pianura.
      Minutolo. Cossí tutti color ch'hanno avezzo il corpo,
l'animo a cose piú difficili e grandi, non sogliono sentir
fastidio dalle difficultadi minori. E costui non deve esser
discontento della sua cecità.
      Severino. Non certo. Ma si dice volontario orbo, a cui
piace che ogni altra cosa gli sia ascosa, come l'attedia col
divertirlo da mirar quello che vuol unicamente mirare.
      Ed in questo mentre priega gli viandanti che si degnino
de non farlo capitar male per qualche mal rancontro,
mentre va sí attento e cattivato ad un oggetto principale.
      Minutolo. Riferite le sue paroli.
      Severino.
Parla il quarto cieco.

      Precipitoso d'alto al gran profondo
Il Nil d'ogni altro suon il senso ha spento
De' Cataduppi al popolo ingiocondo.
Cossí stand'io col spirto intiero attento
      Alla piú viva luce ch'abbia il mondo,
Tutti i minor splendori unqua non sento:
Or mentr'ella gli splende, l'altre cose
Sien pur a l'orbo volontario ascose.

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      Priegovi, da le scosse
Di qualche sasso, o fiera irrazionale,
Fatemi accorto, e se si scende o sale;
      Perché non caggian queste misere osse
In luogo cavo e basso,
Mentre privo de guida meno il passo.

      Al cieco che séguita per il molto lacrimare accade che
siano talmente appannati gli occhi, che non si può stendere
il raggio visuale a compararsi le specie visibili, e principalmente
per riveder quel lume ch'a suo malgrado, per
raggion di tante doglie, una volta vedde. Oltre che si stima
la sua cecità non esser piú disposizionale, ma abituale, ed
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al tutto privativa; perché il fuoco luminoso che accende
l'alma nella pupilla, troppo gran tempo e molto gagliardamente
è stato riprimuto ed oppresso dal contrario umore;
de maniera che, quantunque cessasse il lacrimare, non si
persuade che per ciò conseguisca il bramato vedere. Ed
udirete quel che dice appresso alle brigate, perché lo facessero
oltrepassare:
Parla il quinto cieco.

      Occhi miei, d'acqui sempre mai pregnanti,
Quando fia che del raggio visuale
La scintilla se spicche fuor de tanti
E sí densi ripari, e vegna tale,
      Che possa riveder que' lumi santi,
Che fûr principio del mio dolce male?
Lasso! credo che sia al tutto estinta,
Sí a lungo dal contrario oppressa e vinta.
      Fate passar'il cieco,
E voltate vostr'occhi a questi fonti,
Che vincon gli altri tutti uniti e gionti;
      E s'è chi ardisce disputarne meco,
È chi certo lo rende
Ch'un de' miei occhi un Ocean comprende.

Bruno Furori 1146-1147-1148-1149