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col sorite, il quale risponde al metodo de' moderni
Filosofanti, ch'assottiglia, non aguzza gl'ingegni:
e non fruttarono alcuna cosa più di rimarco a pro del Gener'
Umano
. Onde a gran ragione il Verulamio, gran
Filosofo egualmente, e Politico propone, commenda,
ed illustra l' Induzione nel suo Organo; et è seguito tuttavia
dagl' Inghilesi con gran frutto della Sperimentale
Filosofia
.
      VII. Da questa Storia d'Umane Idee si convincono
ad evidenza del loro comun'errore tutti coloro, i quali
occupati dalla falsa comune oppenione della Somma
Sapienza
, ch'ebber gli Antichi, han creduto, Minosse,
primo Legislator delle Genti, Teseo agli Ateniesi,
Ligurgo agli Spartani, Romolo, ed altri Romani Re
aver ordinato leggi universali: perchè l' antichissime leggi
si osservano concepute comandando, o vietando ad un
solo
, le quali poi correvan per tutti appresso; tanto i
primi popoli eran'incapaci d'universali: e pure non le
concepivano, senonsè fussero avvenuti i fatti, che
domandavanle. E la legge di Tullo Ostilio nell'accusa
d' Orazio non è, che la pena, la qual'i Duumviri perciò
criati dal Re, dettano contro l' inclito Reo; e lex
horrendi carminis
è acclamata da Livio: talch'ella è
una delle Leggi, che Dragone scrisse col sangue, e leges
sanguinis
chiama la Sagra Storia: perchè la riflessione di
Livio, che 'l Re non volle esso pubblicarla, per non esser'
autore di giudizio sì tristo, ed ingrato al popolo, ella
è affatto ridevole; quando esso Re ne prescrive la formola
della condennagione a' Duumviri, per la quale
questi non potevan'assolver'Orazio, neppure ritruovato
innocente: dove Livio affatto non si fa intendere;
perch'esso non intese, che ne' Senati Eroici, quali ritruoveremo
essere stati Aristocratici, gli Re non avevano
altra potestà, che di criare i Duumviri in qualità
di Commessarj, i quali giudicassero delle pubbliche accuse;
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