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      Appresso séguita l'altro, che, morsicato dal serpe de
la gelosia, è venuto infetto nell'organo visuale. Va senza
guida, se pur non ha la gelosia per scorta. Priega alcun
de circonstanti, che se non è rimedio del suo male, faccia
— 1144 —
per pietà che non oltre aver possa senso del suo male,
facendo cossí lui occolto a se medesimo, come se gli è fatta
occolta la sua luce, con sepelir lui col proprio male. Dice
dunque:
Parla il secondo cieco.

      Da la tremenda chioma ha svelto Aletto
L'infernal verme, che col fiero morso
Hammi sí crudament'il spirto infetto,
Ch'a tôrmi il senso principal è corso,
      Privando de sua guida l'intelletto;
Ch'in vano l'alma chiede altrui soccorso,
Sí cespitar mi fa per ogni via
Quel rabido rancor di gelosia.
      Se non magico incanto,
Né sacra pianta, né virtú de pietra,
Né soccorso divin scampo m'impetra,
      Un di voi sia, per Dio, piatoso in tanto,
Che a me mi faccia occolto:
Con far meco il mio mal tosto sepolto.

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      Succede l'altro, il qual dice esser dovenuto cieco per
essere repentinamente promosso dalle tenebre a veder una
gran luce; atteso che essendo avezzo de mirar bellezze
ordinarie, venne subito a presentarsegli avanti gli occhi
una beltà celeste, un divo sole: onde non altrimente si gli
è stemprata la vista e smorzatosegli il lume gemino che
splende in prora a l'alma (perché gli occhi son come doi
fanali che guidano la nave), ch'accader suole a un allievato
nelle oscuritadi Cimmerie, se subito immediatamente
affiga gli occhi al sole. E nella sestina priega che gli sia
donato libero passagio a l'inferno, perché non altro che
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tenebre convegnono ad un supposito tenebroso. Dice
dunque cossí:
Parla il terzo cieco.

      S'appaia il gran pianeta di repente
A un uom nodrito in tenebre profonde,
O sott'il ciel de la Cimmeria gente,
Onde lungi suoi rai il sol diffonde;
      Gli spenge il lume gemino splendente
In prora a l'alma, e nemico s'asconde.
Cossí stemprate fûr mie luci avezze
A mirar ordinarie bellezze.
      Fatemi a l'orco andare;
Perché morto discorro tra le genti?
Perché ceppo infernal tra voi viventi
      Misto men vo? Perché l'aure discare
Sorbisco, in tante pene
Messo per aver visto il sommo bene?

Bruno Furori 1143-1144-1145-1146