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dialogo quarto
interlocutori

Severino, Minutolo.

      Severino. Vedrete dunque la raggione de nove ciechi,
li quali apportano nove principii e cause particolari de sua
cecità, benché tutti convegnano in una causa generale
d'un comun furore.
      Minutolo. Cominciate dal primo.
      Severino. Il primo di questi, benché per natura sia
cieco, nulladimeno per amore si lamenta, dicendo a gli
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altri che non può persuadersi la natura esser stata piú
discortese a essi che a lui; stante che, quantunque non
veggono, hanno però provato il vedere, e sono esperti della
dignità del senso e de l'eccellenza del sensibile, onde son
dovenuti orbi: ma egli è venuto come talpa al mondo a
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esser visto e non vedere, a bramar quello che mai vedde.
      Minutolo. Si son trovati molti innamorati per sola
fama.
      Severino. Essi, dice egli, aver pur questa felicità de
ritener quella imagine divina nel conspetto de la mente,
de maniera che, quantunque ciechi, hanno pure in fantasia
quel che lui non puote avere. Poi nella sestina si volta alla
sua guida, pregandola che lo mene in qualche precipizio,
a fin che non sia oltre orrido spettacolo del sdegno di natura.
Dice dunque:
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Parla il primo cieco.

      Felici che talvolta visto avete,
Voi per la persa luce ora dolenti
Compagni che doi lumi conoscete.
Questi accesi non fûro, né son spenti;
      Però piú grieve mal che non credete
È il mio, e degno de piú gran lamenti:
Perché, che fusse torva la natura
Piú a voi ch'a me, non è chi m'assicura.
      Al precipizio, o duce,
Conducime, se vuoi darmi contento,
Perché trove rimedio il mio tormento,
      Ch'ad esser visto, e non veder la luce,
Qual talpa uscivi al mondo,
E per esser di terra inutil pondo.

Bruno Furori 1140-1141-1142-1143