— 759 —
      - Or definiscasi presto, disse Giove, di quel che vogliamo
collocarvi. - Rispose Minerva: - Mi par, che vi
stia bene la Fede e Sinceritade, senza la quale ogni contratto
è perplesso e dubio, si dissolve ogni conversazione,
— 760 —
ogni convitto si destrugge. Vedete a che è ridutto il mondo,
per esser messo in consuetudine e proverbio, che per regnare
non si osserva fede. Oltre: agl'infideli ed eretici
non si osserva fede. Appresso: si franga la fede a chi la
rompe. Or che sarà, se questo si mette in prattica da tutti?
A che verrà il mondo, se tutte le republiche, regni, dominii,
fameglie e particolari diranno, che si deve esser santo col
santo, perverso col perverso? e si faranno iscusati d'esser
scelerati, perché hanno il scelerato per compagno o vicino?
e pensaranno che non doviamo forzarci ad esser buoni
assolutamente, come fusseno dei, ma per commoditade ed
occasione, come gli serpenti, lupi ed orsi, tossichi e veneni?
- Voglio, soggionse il padre, che la Fede sia tra le virtudi
celebratissima; e questa, se non sarà data con condizione
d'un'altra fede, mai sia lecito di rompersi per la rottura de
l'altra, atteso che è legge da qualche Giudeo e Sarraceno
bestiale e barbaro, non da Greco e Romano civile ed eroico,
che alcuna volta e con certe sorte di genti, sol per propria
commoditade ed occasion d'inganno, sia lecito donar la
fede, con farla ministra di tirannia e tradimento. -
Bruno Best 759-760