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      Liberio. Or notate la conseguente risposta de gli occhi:
Seconda risposta de gli occhi al core.

      Ahi, per versar a l'elemento ondoso,
L'émpito de noi fonti al tutt' è casso;
Ché contraria potenza il tien ascoso,
Acciò non mande a rotilon per basso.
      L'infinito vigor del cor focoso
A i pur tropp'alti niega il passo;
Quindi gemino varco al mar non corre,
Ch'il coperto terren natura aborre.
      Or dinne, afflitto core,
Che puoi opporti a noi con altre tanto
Vigor: chi fia giamai che porte il vanto
      D'esser precon di sí 'nfelice amore,
S'il tuo e nostro male
Quant'è piú grande, men mostrarsi vale?

      Per essere infinito l'un e l'altro male, come doi ugualmente
vigorosi contrarii si ritegnono, si supprimeno; e
non potrebbe esser cossí, se l'uno e l'altro fusse finito,
atteso che non si dà equalità puntuale nelle cose naturali,
né ancora sarebbe cossí, se l'uno fusse finito e l'altro infinito;
ma certo questo assorbirebbe quello, ed avverrebe
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che si mostrarebbono ambi doi o al men l'uno per l'altro.
Sotto queste sentenze, la filosofia naturale ed etica che vi
sta occolta, lascio cercarla, considerarla e comprenderla
a chi vuole e puote. Sol questo non voglio lasciare, che non
senza raggione l'affezion del core è detta infinito mare
dall'apprension de gli occhi. Perché essendo infinito l'oggetto
de la mente, ed a l'intelletto non essendo definito
oggetto proposto, non può essere la volontade appagata
de finito bene; ma se oltre a quello si ritrova altro, il brama,
il cerca, perché (come è detto commune) il summo della
specie inferiore è infimo e principio della specie superiore,
o si prendano gli gradi secondo le forme le quali non possiamo
stimar che siano infinite, o secondo gli modi e raggioni
di quelle, nella qual maniera, per essere infinito il
sommo bene, infinitamente credemo che si comunica secondo
la condizione delle cose alle quali si diffonde. Però
non è specie definita a l'universo (parlo secondo la figura
e mole), non è specie definita a l'intelletto, non è definita
la specie de l'affetto.
      Laodonio. Dunque queste due potenze de l'anima mai
sono, né essere possono perfette per l'oggetto, se infinitamente
si referiscono a quello.
      Liberio. Cossí sarrebe se questo infinito fusse per privazion
negativa o negazion privativa de fine, come è per
piú positiva affirmazione de fine infinito ed interminato.
      Laodonio. Volete dir dunque due specie d'infinità:
l'una privativa, la qual può essere verso qualche cosa che
è potenza, come infinite son le tenebre, il fine delle quali
è posizione di luce; l'altra perfettiva, la quale è circa l'atto
e perfezione, come infinita è la luce, il fine della quale
sarebbe privazione e tenebre. In questo dunque che l'intelletto
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concepe la luce, il bene, il bello, per quanto s'estende
l'orizonte della sua capacità, e l'anima che beve del nettare
divino e de la fonte de vita eterna, per quanto comporta
il vase proprio; si vede che la luce è oltre la circunferenza
del suo orizonte, dove può andar sempre piú e piú
penetrando; ed il nettare e fonte d'acqua viva è infinitamente
fecondo, onde possa sempre oltre ed oltre inebriarsi.
      Liberio. Da qua non séguita imperfezione nell'oggetto
né poca satisfazione nella potenza; ma che la potenza sia
compresa da l'oggetto e beatificamente assorbita da quello.
Qua gli occhi imprimeno nel core, cioè nell'intelligenza,
suscitano nella volontà un infinito tormento di suave
amore; dove non è pena, perché non s'abbia quel che si
desidera, ma è felicità, perché sempre vi si trova quel che
si cerca: ed in tanto non vi è sazietà, per quanto sempre
s'abbia appetito, e per consequenza gusto; acciò non sia
come nelli cibi del corpo, il quale con la sazietà perde il
gusto, e non ha felicità prima che guste, né dopo ch'ha
gustato, ma nel gustar solamente; dove se passa certo
termine e fine, viene ad aver fastidio e nausea.
Bruno Furori 1134-1135-1136