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      Laodonio. Sonvi altri discorsi?
      Liberio. Sí; perché l'uno e l'altro tentano di saper con
qual modo quello contegna tante fiamme, e quelli tante
acqui. Fa, dunque, il core la seconda proposta:
Seconda proposta del core.

      S'al mar spumoso fan concorso i fiumi,
E da fiumi del mar il cieco varco
Vien impregnato: ond' è che da voi, lumi,
Non è doppio torrente al mondo scarco,
      Che cresca il regno a gli marini numi,
Scemando ad altri il glorioso incarco?
Perché non fia che si vegga quel giorno,
Ch'a i monti fa Deucalion ritorno?
      Dove gli rivi sparsi?
Dove il torrente che mia fiamma smorze,
O per ciò non posser, piú la rinforze?
      Goccia non scende a terra ad inglobarsi,
Per cui fia ch'io non pensi
Che sia cossí, come mostrano i sensi?

      Dimanda: qual potenza è questa che non si pone in
atto? Se tante son l'acqui, perché Nettuno non viene a
tiranneggiar su l'imperio de gli altri elementi? Ove son
gli inondanti rivi? Ove chi dia refrigerio al fuoco ardente?
Dove è una stilla onde io possa affirmar de gli occhi quel
tanto che niegano i sensi? - Ma gli occhi di pari fanno
un'altra dimanda:
Seconda proposta de gli occhi al core.

      Se la materia convertita in foco
Acquista il moto di lieve elemento,

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E se ne sale a l'eminente loco,
Onde avvien che, veloce piú che vento,
      Tu ch'incendio d'amor senti non poco,
Non ti fai gionto al sole in un momento?
Perché soggiorni peregrino al basso,
Non t'aprendo per noi e l'aria il passo?
      Favilla non si scorge
Uscir a l'aria aperto da quel busto,
Né corpo appar incenerit'o adusto,
      Né lacrimoso fumo ad alto sorge:
Tutt' è nel proprio intiero,
Né di fiamma è raggion, senso o pensiero.

      Laodonio. Non ha piú né meno efficacia questa che
quell'altra proposta. Ma vengasi presto alle risposte, se
vi sono.
      Liberio. Vi son certamente e piene di succhio. Udite:
Seconda risposta del core a gli occhi.

      Sciocco è colui che sol per quanto appare
Al senso ed oltre a la raggion non crede:
Il fuoco mio non puote alto volare,
E l'infinito incendio non si vede;
      Perché de gli occhi han sopraposto il mare,
E un infinito l'altro non eccede:
La natura non vuol ch'il tutto pera,
Se basta tanto fuoco a tanta sfera.
      Ditemi, occhi, per Dio,
Qual mai partito prenderemo noi,
Onde far possa aperto o io, o voi,
      Per scampo suo, de l'alma il fato rio,
Se l'un e l'altro ascoso
Mai potrà fargli il bel nume piatoso?

      Laodonio. Se non è vero, è molto ben trovato: se non è
cossí, è molto bene iscusato l'uno per l'altro; se, stante
che dove son due forze, de quali l'una non è maggior de
l'altra, bisogna che cesse l'operazion di questa e quella,
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essendo che tanto questa può resistere quanto quella insistere;
non meno quella ripugna che possa oppugnar questa:
se dunque è infinito il mare ed inmensa la forza de le lacrime
che sono ne gli occhi, non faranno giamai ch'apparir possa
favillando o isvampando l'impeto del fuoco ascoso nel
petto; né quelli mandar potranno il gemino torrente al
mare, se con altretanto di vigore gli fa riparo il core. Però
accade che il bel nume per apparenza di lacrima che stille
da gli occhi, o favilla che si spicche dal petto, non possa
esser invitato ad esser piatoso a l'alma afflitta.
Bruno Furori 1132-1133-1134