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      Saulino. Ben disse a questo proposito il Tansillo:
      Credete a chi può farven giuramento,
Che stato tristo non ha il mondo ch'aggia
Pena che vada a par del pentimento;
Poi ch'il passato non è chi riaggia.
E benché ogni pentir porti tormento,
Quel che più ne combatte e più ne oltraggia
E piaghe stampa che curar non lece,
È quand'uom poteo molto, e nulla fece.

      Sofia. - Non meno, disse Giove; anzi piú voglio che
sia triste il successo dell'inutili negocii, de li quali alcuni
ha recitati Momo che si trovano nella stanza de l'Ocio;
e voglio che s'impiomba l'ira de' dei contra que' negociosi
ocii ch' hanno messo il mondo in maggior molestie e travagli
che mai avesse possuto mettere negocio alcuno.
Que', dico, che vogliono convertere tutta la nobiltà e perfezione
della vita umana in sole ociose credenze e fantasie,
mentre talmente lodano le sollecitudini ed opre di giustizia,
che per quelle dicano l'uomo non rendersi (benché si manifeste)
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megliore; e talmente vituperano gli vizii e desidie,
che per quelli dicano gli uomini non farsi meno grati a que'
dei a' quali erano grati, con tutto che ciò, e peggio, esser
dovea. Tu, Ocio inerte, disutile e pernicioso, non aspettar
che della tua stanza si dispona in cielo e per gli celesti dei;
ma nell'inferno per gli ministri del rigoroso ed implacabile
Plutone. -
      Or non voglio riferire quanto ociosamente si portava
l'Ocio nel caminarsene via, e con quante spuntonate
incitato a pena si sapea muovere, se non che constretto
dalla dea Necessitade, che gli dié de' calci, se rimosse da là,
lamentandosi del conseglio, che non gli avea voluto concedere
alcuni giorni di tempo e di termine, per partirsi
dalla loro conversazione.
Bruno Best 746-747