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- Però
disse il padre Giove a Momo: - Non ho tempo di raggionar
circa le tue ironie. Ma, per venire alla tua ispedicione,
Ocio, ti dico, che quello che è lodevole e studioso
Ocio, deve sedere e siede nella medesima catedra con la
Sollecitudine, per ciò che la fatica deve maneggiarsi per
l'ocio, e l'ocio deve contemperarsi per la fatica. Per beneficio
di quello questa fia piú raggionevole, piú ispedita e
pronta, perché difficilmente dalla fatica si procede a la
fatica. E sí come le azioni senza premeditazione e considerazione
non son buone, cossí senza l'ocio premeditante
non vagliono. Parimente non può essere suave e grato il
progresso da l'ocio a l'ocio, percioché questo giamai è dolce
se non quando esce dal seno della fatica. Or fia dunque
giamai, che tu Ocio, possi esser grato veramente, se non
quando succedi a degne occupazioni. L'ocio vile ed inerte
voglio che ad un animo generoso sia la maggior fatica che
aver egli possa, se non se gli rapresenta dopo lodabile esercizio
e lavoro. Voglio che ti aventi come signore alla Senettute,
ed a colei farai spesso ritorcer gli occhi a dietro;
e se la non ha lasciati degni vestigii, la renderai molesta,
triste, suspetta del prossimo giudicio dell'impendente staggione
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che l'amena a l'inexorabile tribunal di Radamanto,
e cossí vegna a sentir gli orrori della morte prima che la
vegna. -
Bruno Best 745-746