— 1116 —
      Mariconda.
Ride, si sapis, o puella, ride,
Pelignus, puto, dixerat poeta;
Sed non dixerat omnibus puellis;
Et si dixerit omnibus puellis,
Non dixit tibi. Tu puella non es.

      Cossí il sursum corda non è intonato a tutti, ma a quelli
ch'hanno l'ali. Veggiamo bene che mai la pedantaria è
stata piú in exaltazione per governare il mondo, che a'
tempi nostri; la quale fa tanti camini de vere specie intelligibili
ed oggetti de l'unica veritade infallibile, quanti
possano essere individui pedanti. Però a questo tempo
massime denno esser isvegliati gli ben nati spiriti, armati
dalla verità ed illustrati dalla divina intelligenza,
di prender l'armi contra la fosca ignoranza, montando su
l'alta rocca ed eminente torre della contemplazione. A costoro
conviene d'aver ogni altra impresa per vile e vana.
      Questi non denno in cose leggieri e vane spendere il
tempo la cui velocità è infinita; essendo che sí mirabilmente
precipitoso scorra il presente, e con la medesima prestezza
s'accoste il futuro. Quel che abbiamo vissuto è nulla, quel
che viviamo è un punto, quel ch'abbiamo a vivere non è
ancora un punto, ma può essere un punto, il quale insieme
sarà e sarà stato. E tra tanto questo s'intesse la memoria
di genealogie, quello attende a desciferar scritture, quell'
altro sta occupato a moltiplicar sofismi da fanciulli.
— 1117 —
Vedrai, verbi grazia, un volume pieno di:
Cor est fons vitae,
Nix est alba;
Ergo cornix est fons vitae alba.

Quell'altro garrisce, se il nome fu prima o il verbo; l'altro,
se il mare o gli fonti; l'altro vuol rinovare gli vocaboli
absoleti che, per esserno venuti una volta in uso e proposito
d'un scrittore antico, ora de nuovo le vuol far montar
a gli astri; l'altro sta su la falsa e vera ortografia; altri ed
altri sono sopra altre ed altre simili frascarie; le quali
molto piú degnamente son spreggiate che intese. Qua diggiunano,
qua ismagriscono, qua intisichiscono, qua arrugano
la pelle, qua allungano la barba, qua marciscono,
qua poneno l'àncora del sommo bene. Con questo spreggiano
la fortuna, con questo fan riparo e poneno il scudo
contra le lanciate del fato. Con tali e simili vilissimi pensieri
credeno montar a gli astri, esser pari a gli dei, e comprendere
il bello e buono che promette la filosofia.
      Cesarino. È gran cosa certo che il tempo, che non può
bastarci manco alle cose necessarie, quantunque diligentissimamente
guardato, viene per la maggior parte ad esser
speso in cose superflue, anzi cose vili e vergognose.
      Non è da ridere di quello che fa lodabile Archimede o
altro appresso alcuni, che a tempo che la cittade andava
sottosopra, tutto era in ruina, era acceso il fuoco ne la sua
— 1118 —
stanza, gli nemici gli erano dentro la camera a le spalli,
nella discrezion ed arbitrio de quali consisteva de fargli
perdere l'arte, il cervello e la vita; e lui tra tanto avea
perso il senso e proposito di salvar la vita, per averlo lasciato
a dietro a perseguitar forse la proporzione de la
curva a la retta, del diametro al circolo o altre simili matesi,
tanto degne per giovanetti quanto indegne d'uno che, se
posseva, devrebbe essere invecchiato ed attento a cose
piú degne d'esser messe per fine de l'umano studio.
Bruno Furori 1116-1117-1118