— 532 —
      Mormora contro il nono argumento, che suppone e
non prova che alla potenza infinita attiva non risponda
infinita potenza passiva e non possa esser soggetto infinita
materia e farsi campo spacio infinito; e per consequenza
non possa proporzionarsi l'atto e l'azione a l'agente, e
l'agente possa comunicar tutto l'atto, senza che esser possa
tutto l'atto comunicato (che non può imaginarsi piú aperta
contradizione di questa). È dunque assai ben detto:
      Praeterea cum materies est multa parata,
Cum locus est praesto, nec res nec causa moratur
Ulla, geri debent nimirum et confieri res.
Nunc ex seminibus si tanta est copia quantam
Enumerare aetas animantum non queat omnis,


— 533 —
Visque eadem et natura manet, quae semina rerum
Coniicere in loca quaeque queat, simili ratione
Atque huc sunt coniecta: necesse est confiteare
Esse alios aliis terrarum in partibus orbes,
Et varias hominum genteis, et secla ferarum.


      Diciamo a l'altro argumento, che non bisogna questo
buono, civile e tal conmercio de diversi mondi, piú che
tutti gli uomini sieno un uomo, tutti gli animali sieno un
animale. Lascio che per esperienza veggiamo essere per il
meglio de gli animanti di questo mondo, che la natura
per mari e monti abbia distinte le generazioni; a le quali
essendo per umano artificio accaduto il commercio, non gli
è per tanto aggionta cosa di buono piú tosto che tolta,
atteso che per la communicazione piú tosto si radoppiano
gli vizii che prender possano aumento le virtudi. Però ben
si lamenta il Tragico:
      Bene dissepti foedera mundi
Traxit in unum Thessala pinus
Iussitque pati verbera pontum,
Partemque metus fieri nostri
Mare sepostum.


      Al decimo si risponde come al quinto; perché cossí
ciascuno de mondi nell'etereo campo ottiene il suo spacio,
che l'uno non si tocca o urta con l'altro; ma discorreno e
son situati con distanza tale per cui l'un contrario non si
destrugga, ma si fomente per l'altro.
— 534 —
      All'undecimo, che vuole la natura moltiplicata per decisione
e division della materia non ponersi in tale atto
se non per via di generazione, mentre l'uno individuo come
parente produce l'altro come figlio; diciamo che questo
non è universalmente vero, perché da una massa per opra
del sole efficiente si producono molti e diversi vasi di varie
forme e figure innumerabili. Lascio che, se fia l'interito
e rinovazion di qualche mondo, la produzione de gli animali,
tanto perfetti quanto imperfetti, senza atto di generazione
nel principio viene effettuata dalla forza e virtú
della natura.
      Al duodecimo ed ultimo, che da quel, che questo o un
altro mondo è perfetto, vuol che non si richiedano altri
mondi, dico che certo non si richiedeno per la perfezione
e sussistenza di quel mondo; ma per la propria sussistenza
e perfezion dell'universo è necessario che sieno infiniti.
Dalla perfezion dunque di questo o quelli non séguita, che
quelli o questo sieno manco perfetti: perché cossí questo
come quelli, e quelli come questo, constano de le sue parti,
e sono, per gli suoi membri, intieri.
Bruno Inf 532-533-534