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      Cesarino. Bisogna che siano arteggiani, meccanici, agricoltori,
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servidori, pedoni, ignobili, vili, poveri, pedanti ed
altri simili: perché altrimente non potrebono essere filosofi,
contemplativi, coltori degli animi, padroni, capitani,
nobili, illustri, ricchi, sapienti ed altri che siano eroici
simili a gli dei. Però a che doviamo forzarci di corrompere
il stato della natura il quale ha distinto l'universo in cose
maggiori e minori, superiori ed inferiori, illustri ed oscure,
degne ed indegne, non solo fuor di noi, ma ed ancora dentro
di noi, nella nostra sustanza medesima, sin a quella parte
di sustanza che s'afferma inmateriale; come delle intelligenze
altre son suggette, altre preminenti, altre serveno ed
ubediscono, altre comandano e governano? Però io crederei
che questo non deve esser messo per essempio, a fin che,
li sudditi volendo essere superiori, e gl'ignobili uguali a
gli nobili, non vegna a pervertirsi e confondersi l'ordine
delle cose, che al fine succeda certa neutralità e bestiale
equalità, quale si ritrova in certe deserte ed inculte republiche.
Non vedete oltre in quanta iattura siano venute le
scienze per questa caggione, che gli pedanti hanno voluto
essere filosofi, trattar cose naturali, intromettersi a determinar
di cose divine? Chi non vede quanto male è accaduto
ed accade per averno simili fatte ad alti amori le menti
deste? Chi ha buon senso, e non vede del profitto che fe'
Aristotele, che era maestro de lettere umane ad Alessandro,
quando applicò alto il suo spirito a contrastare e muover
guerra a la dottrina pitagorica e quella de' filosofi naturali,
volendo con il suo raciocinio logicale ponere diffinizioni,
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nozioni, certe quinte entitadi ed altri parti ed
aborsi de fantastica cogitazione per principii e sustanza
di cose, studioso piú della fede del volgo e sciocca moltitudine,
che viene piú incaminata e guidata con sofismi ed
apparenze che si trovano nella superficie delle cose, che
della verità che è occolta nella sustanza di quelle ed è la
sustanza medesima loro? Fece egli la mente desta non a
farsi contemplatore, ma giudice e sentenziatore di cose
che non aveva studiate mai, né bene intese. Cossí a' tempi
nostri quel tanto di buono ch'egli apporta, e singulare di
raggione inventiva, indicativa e di metafisica, per ministerio
d'altri pedanti che lavorano col medesimo sursum
corda
, vegnono instituite nove dialettiche e modi di formar
la raggione tanto piú vili di quello d'Aristotele, quanto
forse la filosofia d'Aristotele è incomparabilmente piú vile
di quella de gli antichi. Il che è pure avvenuto da quel che
certi grammatisti, dopo che sono invecchiati nelle culine
de fanciulli e notomie de frasi e de vocaboli, han voluto
destar la mente a far nuove logiche e metafisiche, giudicando
e sentenziando quelle che mai studiorno ed ora non
intendono. Là onde cossí questi, col favore della ignorante
moltitudine (al cui ingegno son piú conformi), potranno
cossí ben donar il crollo alle umanitadi e raziocinii d'Aristotele,
come questo fu carnefice delle altrui divine filosofie.
Vedi dunque a che suol promovere questo consiglio,
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se tutti aspireno al splendor santo, ed abbiano altre imprese
vili e vane.
Bruno Furori 1113-1114-1115-1116