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      Filoteo. Vedete ancora, che non è contra raggione la
nostra filosofia, che reduce ad un principio e referisce ad
un fine e fa concidere insieme gli contrarii, di sorte che è
un soggetto primo dell'uno e l'altro; dalla qual coincidenza
stimiamo ch'al fine è divinamente detto e considerato
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che li contrarii son ne gli contrarii, onde non sia difficile
di pervenire a tanto che si sappia come ogni cosa è
di ogni cosa: quel che non poté capire Aristotele ed altri
sofisti.
      Albertino. Volentieri vi ascolto. So che tante cose e sí
diverse conclusioni non si possono insieme e con una occasione
provare; ma da quel, che mi scuoprite inconvenienti
le cose che io stimava necessarie, in tutte l'altre, che con
medesima e simil raggione stimo necessarie, dovegno suspetto.
Però con silenzio ed attenzion mi apparecchio ad
ascoltar i fondamenti, principii e discorsi vostri.
      Elpino. Vedrete che non è secol d'oro quello ch'ha
apportato Aristotele alla filosofia. Per ora, espediscansi
gli dubii da voi proposti.
      Albertino. Io non sono molto curioso circa quelli altri,
perché bramo d'intendere quella dottrina di principii da
quali questi ed altri dubii iuxta la filosofia vostra si risolveno.
      Filoteo. Di quelli ne raggionaremo poi. Quanto al quinto
argomento, dovete avvertire che, se noi imaginiamo gli
molti ed infiniti mondi, secondo quella raggione di composizione
che solete voi imaginare, quasi che - oltre un
composto di quattro elementi, secondo l'ordine volgarmente
riferito; ed otto, nove o diece altri cieli, fatti d'un'altra
materia e di diversa natura, che le contegnano, e con rapido
moto circulare se gli raggireno intorno; ed oltre cotal mondo
cossí ordinato e sferico - ne intendiamo altri ed altri similmente
sferici e parimente mobili; allora noi deremmo
donar raggione e fengere in qual modo l'uno verrebe continuato
o contiguo all'altro; allora andremmo fantasticando
in quanti punti circonferenziali possa esser tocco dalla
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circonferenza di circonstanti mondi; allora vedreste che,
quantunque fussero piú orizonti circa un mondo, non sarebono
però d'un mondo, ma arrebe quella relazione quest'uno
a questo mezzo, ch'ha ciascuno al suo; perché là
hanno la influenza, dove e circa dove si raggirano e versano.
Come, se piú animali fussero ristretti insieme e contigui
l'uno a l'altro, non per questo seguitarebe che gli membri
de l'uno potessero appartenere a gli membri dell'altro, di
sorte che ad uno ed a ciascun d'essi potessero appartener
piú capi o busti. Ma noi, per la grazia de dei, siamo liberi
da questo impaccio di mendicare tale iscusazione; perché,
il loco di tanti cieli e di tanti mobili rapidi e renitenti,
retti ed obliqui, orientali ed occidentali, su d'asse del mondo
ed asse del zodiaco, in tanta e quanta, in molta e poca
declinazione, abbiamo un sol cielo, un sol spacio, per il
quale e questo astro in cui siamo, e tutti gli altri fanno
gli proprii giri e discorsi. Questi sono gl'infiniti mondi,
cioè gli astri innumerabili; quello è l'infinito spacio, cioè
il cielo continente e pervagato da quelli. Tolta è la fantasia
della general conversion di tutti circa questo mezzo da quel,
che conoscemo aperto la conversion di questo che, versandosi
circa il proprio centro, s'espedisce alla vista de lumi
circonstanti in ore vinti e quattro. Onde viene a fatto tolta
quella continenza de gli orbi deferenti gli lor astri affissi
circa la nostra regione; ma rimane attribuito a ciascuno
sol quel proprio moto, che chiamiamo epiciclico,
con le sue differenze da gli altri mobili astri; mentre non da
altro motore che dalla propria anima essagitati, cossí come
questo circa il proprio centro e circa l'elemento del fuoco,
a lunghi secoli se non eternamente, discorreno.
Bruno Inf 525-526-527