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      Tutti lodano la bella età de l'oro, ne la quale facevo
gli animi quieti e tranquilli, absoluti da questa vostra
virtuosa dea; a gli cui corpi bastava il condimento de la
fame a far piú suave e lodevol pasto le ghiande, li pomi,
le castagne, le persiche e le radici, che la benigna natura
administrava, quando con tal nutrimento meglio le nutriva,
piú le accarezzava e per piú tempo le manteneva in
vita, che non possano far giamai tanti altri artificiosi condimenti
ch' ha ritrovati l'Industria ed il Studio, ministri
di costei; li quali, ingannando il gusto ed allettandolo,
amministrano come cosa dolce il veleno; e mentre son
prodotte piú cose che piaceno al gusto, che quelle che giovano
al stomaco, vegnono a noiar alla sanità e vita, mentre
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sono intenti a compiacere alla gola. Tutti magnificano l'età
de l'oro, e poi stimano e predicano per virtú quella manigolda
che la estinse, quella ch' ha trovato il mio ed il tuo:
quella ch' ha divisa e fatta propria a costui e colui non solo
la terra (la quale è data a tutti gli animanti suoi), ma, ed
oltre, il mare, e forse l'aria ancora. Quella, ch' ha messa
la legge a gli altrui diletti, ed ha fatto che quel tanto che
era bastante a tutti, vegna ad essere soverchio a questi e
meno a quell'altri; onde questi, a suo mal grado, crapulano,
quelli altri si muoiono di fame. Quella ch' ha varcati gli
mari, per violare quelle leggi della natura, confondendo
que' popoli che la benigna madre distinse, e per propagare
i vizii d'una generazione in un'altra; perché non son cossí
propagabili le virtudi, eccetto se vogliamo chiamar virtudi
e bontadi quelle che per certo inganno e consuetudine son
cossí nomate e credute, benché gli effetti e frutti sieno
condannati da ogni senso e ogni natural raggione. [>]

Bruno Best 727-728