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      Chi è quello, o dei, che ha serbata la tanto lodata età
de l'oro? chi l' ha instituta, chi l' ha mantenuta, altro
che la legge de l'Ocio, la legge della natura? Chi l' ha
tolta via? chi l' ha spinta quasi irrevocabilmente dal
mondo, altro che l'ambiziosa Sollecitudine, la curiosa
Fatica? Non è questa quella ch' ha perturbato gli secoli,
ha messo in scisma il mondo e l' ha condotto ad una etade
ferrigna e lutosa ed argillosa, avendo posti gli popoli in
ruota ed in certa vertigine e precipizio, dopo che l' ha sullevati
in superbia ed amor di novità, e libidine de l'onore
e gloria d'un particolare? Quello che, in sustanza, non
dissimile a tutti, e tal volta, in dignitade e merito, è infimo
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a que' medesimi, con malignitade è stato forse superiore a
molti, e però viene ad essere in potestà di evertere le leggi
de la natura, di far legge la sua libidine, a cui servano mille
querele, mille orgogli, mille ingegni, mille sollecitudini,
mille di ciascuno de gli altri compagni, con gli quali cossí
boriosa è passata avanti la Fatica; senza gli altri che sotto
le vesti di que' medesimi coperti ed occolti non son apertamente
giti, come l'Astuzia, la Vanagloria, il Dispreggio
d'altri, la Violenza, la Malizia, la Fizione e gli seguaci
loro che non son passati per la presenza vostra; quai sono
Oppressione, Usurpazione, Dolore, Tormento, Timore e
Morte; li quali son gli executori e vendicatori mai del
quieto Ocio, ma sempre della sollecita e curiosa Industria,
Lavoro, Diligenza, Fatica; e cossí di tanti altri nomi, di
quanti, per meno essere conosciuta, se intitula, e per quali
piú tosto si viene ad occoltare che a farsi sapere.
Bruno Best 726-727