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dialogo terzo

      Sofia. Non fia mestiero, Saulino, di farti intendere per
il particolare tutti que' propositi che tenne la Fatica, o
Diligenza, o Sollecitudine, o come la volete chiamare (perché
ha piú nomi che non potrei farti udire in una ora); ma non
voglio passar con silenzio quello che successe subito che colei
con le sue ministre e compagne andò a prendersi il loco là
dove dicevamo essere il negocioso Perseo.
      Saulino. Dite, che io vi ascolto.
      Sofia. Subito (perché il sprone dell'Ambizione sovente
sa spingere ed incitar tutti eroici e divini ingegni, sin a
questi dei compagni Ocio e Sogno) avenne che non ociosa-
e sonnacchiosamente, ma solleciti e senza dimora, non sí
tosto la Fatica e Diligenza disparve, che essi vi furono
visti presenti. Per il che disse Momo: - Liberaci, Giove,
da fastidio, perché veggio aperto che ancora non mancaranno
garbugli dopo l'espedizione di Perseo, come n'abbiamo
avuti tanti dopo quella d' Ercole. - A cui rispose
Giove: - L'Ocio non sarrebe Ocio, ed il Sonno non sarrebe
Sonno, se troppo a lungo ne dovessero molestare per troppa
diligenza o fatica che debbano prendere; perché quella è
discostata da qua, come vedi; e questi son qua solo in virtú
privativa che consiste nell'absenza de la lor opposita e
nemica. [>]

Bruno Best 725