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      X. Cesarino. Non mi par che rimagna cosa da considerar
oltre in proposito di questo. Veggiamo ora questa faretra
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ed arco d'amore, come mostrano le faville che sono in
circa, ed il nodo del laccio che pende, con il motto che è:
Subito, clam.
      Maricondo. Assai mi ricordo d'averlo veduto espresso
ne l'articolo. Però leggiamolo prima:
      Avida di trovar bramato pasto,
L'aquila vers'il ciel ispiega l'ali,
Facend'accorti tutti gli animali,
Ch'al terzo volo s'apparecchia al guasto.
      E del fiero leon ruggito vasto
Fa da l'alta spelunca orror mortali,
Onde le belve, presentendo i mali,
Fuggon a gli antri il famelico impasto.
      E 'l ceto, quando assalir vuol l'armento
Muto di Proteo da gli antri di Teti,
Pria fa sentir quel spruzzo violento.
      Aquile in ciel, leoni in terra e i ceti
Signor'in mar, non vanno a tradimento:
Ma gli assalti d'amor vegnon secreti.
      Lasso, que' giorni lieti
Troncommi l'efficacia d'un instante,
Che fêmmi a lungo infortunato amante.

      Tre sono le regioni de gli animanti composti de piú
elementi: la terra, l'acqua, l'aria. Tre son gli geni de quelli:
fiere, pesci ed ucelli. In tre specie sono gli princípi conceduti
e definiti dalla natura: ne l'aria l'aquila, ne la terra
il leone, ne l'acqua il ceto: de quali ciascuno, come dimostra
piú forza ed imperio che gli altri, viene anco a far aperto
atto di magnanimità, o simile alla magnanimità. Percioché
è osservato che il leone, prima che esca a la caccia, manda
un ruggito forte che fa rintonar tutta la selva, come de
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l'erinnico cacciatore nota il poetico detto:
At saeva e speculis tempus dea nacta nocendi,
Ardua tecta petit, stabuli et de culmine summo
Pastorale canit signum, cornuque recurvo
Tartaream intendit vocem, qua protinus omne
Contremuit nemus, et silvae intonuere profundae.

      De l'aquila ancora si sa che, volendo procedere alla sua
venazione, prima s'alza per dritto dal nido per linea perpendicolare
in alto, e quasi per l'ordinario la terza volta
si balza da alto con maggior impeto e prestezza che se
volasse per linea piana; onde dal tempo in cui cerca il
vantaggio della velocità del volo, prende anco comodità
di specular da lungi la preda, della quale o despera o si
risolve dopo fatte tre remirate.
      Cesarino. Potremmo conietturare per qual caggione, se
alla prima si presentasse a gli occhi la preda, non viene
subito a lanciarsegli sopra?
      Maricondo. Non certo. Ma forse che ella sin tanto distingue,
se si gli possa presentar megliore, o piú comoda
preda. Oltre non credo che ciò sia sempre, ma per il piú
ordinario. Or venemo a noi. Del ceto o balena è cosa aperta,
che per essere un machinoso animale, non può divider
l'acqui se non con far che la sua presenza sia presentita
dal ributto de l'onde, senza questo, che si trovano assai
specie di questo pesce che con il moto e respirar che fanno,
egurgitano una ventosa tempesta di spruzzo acquoso.
Da tutte dunque le tre specie de princípi animali hanno
facultà di prender tempo di scampo gli animali inferiori;
di sorte che non procedeno come subdoli e traditori. Ma
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l'Amor che è piú forte e piú grande, e che ha domino supremo
in cielo, in terra ed in mare, e che per similitudine
di questi forse derrebe mostrar tanto piú eccellente magnanimità,
quanto ha piú forza, niente di manco assalta e fere
a l'improvisto e subito.
Labitur totas furor in medullas,
Igne furtivo populante venas,
Nec habet latam data plaga frontem;
Sed vorat tectas penitus medullas,
Virginum ignoto ferit igne pectus.

      Come vedete, questo tragico poeta lo chiama furtivo
fuoco, ignote fiamme
; Salomone lo
chiama acqui furtive, Samuele lo nomò sibilo
d'aura sottile
. Li quali tre significano con qual
dolcezza, lenità ed astuzia in mare, in terra, in cielo viene
costui a come tiranneggiar l'universo.
      Cesarino. Non è piú grande imperio, non è tirannide
peggiore, non è meglior domíno, non è potestà piú necessaria,
non è cosa piú dolce e suave, non si trova cibo che sia
piú austero ed amaro, non si vede nume piú violento, non
è dio piú piacevole, non agente piú traditore e finto, non
autor piú regale e fidele; e, per finirla, mi par che l'amor
sia tutto e faccia tutto; e de lui si possa dir tutto e tutto
possa attribuirsi a lui.
      Maricondo. Voi dite molto bene. L'amor dunque (come
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quello che opra massime per la vista, la quale è spiritualissimo
de tutti gli sensi, perché subito monta sin alli appresi
margini del mondo, e senza dilazion di tempo si porge
a tutto l'orizonte della visibilità) viene ad esser presto,
furtivo, improvisto e subito. Oltre è da considerare quel
che dicono gli antichi, che l'amor precede tutti gli altri
dei; però non fia mestiero de fingere che Saturno gli mostre
il camino, se non con seguitarlo. Appresso, che bisogna
cercar se l'amore appaia e facciasi prevedere di fuori, se
il suo allogiamento è l'anima medesima, il suo letto è l'istesso
core, e consiste nella medesima composizione de nostra
sustanza, nel medesimo appulso de nostre potenze.
Finalmente, ogni cosa naturalmente appete il bello e buono,
e però non vi bisogna argumentare e discorrere perché
l'affetto si informe e conferme; ma subito ed in uno instante
l'appetito s'aggionge a l'appetibile, come la vista al visibile.
Bruno Furori 1102-1103-1104-1105-1106